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sabato 18 ottobre 2008

Continuano le polemiche sullo scempio ambientale di Sella Prevala

9/9/2008 - Sconcertanti le dichiarazioni del sindaco di Chiusaforte, che cerca di screditare le associazioni ambientaliste insultandole, piuttosto che discutere del merito del progetto



Lascia allibiti che un pubblico amministratore come il sindaco di Chiusaforte risponda ai rilievi del WWF sull’oggettivo scempio ambientale in atto sul Canin, parlando – citiamo testualmente – di “disegni neanche tanto oscuri per penalizzare la montagna” (e perché?, e di chi, questi disegni?), di “frange ambientaliste integraliste e manichee” (WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, LIPU, SAF CAI, Italia Nostra, cioè le più grandi associazioni di tutela, tutte sottoscrittrici di un dossier critico sulle politiche Promotur: sarebbero loro?), della sfida che lui intende portare contro “ingerenze ancora più subdole” di quelle turche e tedesche del lontano passato; per poi chiudere con la domanda: dove erano gli ambientalisti quando grandi infrastrutture invadevano le valli devastandole? 

Si potrebbe rispondere che erano, tra l’altro, a promuovere un referendum contro il piano della viabilità del FVG, andato sotto il quorum per il boicottaggio del mondo politico regionale.
Si potrebbe insistere che sono ora a difendere le valli montane da ulteriori devastazioni come quella del paventato collegamento lungo la valle del Tagliamento tra la A27 e la A23 (il sindaco di Chiusaforte e i suoi compagni o amici, dove stavano allora e dove stanno ora, su questi temi?).
Ma lasciamo stare e proviamo a ragionare.

Ci troviamo di fronte alla perdita irreversibile del patrimonio ambientale, che costituisce il capitale delle comunità nonché il valore aggiunto e la chance concorrenziale di questa regione, poco vocata allo sci da discesa, ma ancora straordinariamente ricca di valori naturalistici; perdita irreversibile certificata, nel caso specifico del Canin, dalla Valutazione di incidenza del progetto degli impianti che – irritualmente – non si limita ad essere “positiva con prescrizioni”, ma che è negativa senza attenuazioni. 

Ci troviamo di fronte ad una politica regionale di sviluppo turistico montano prigioniera del piano industriale della Promotur, approvato senza alcun pubblico dibattito, privo di uno straccio di valutazione ambientale strategica, ma tuttavia capace di asservire le normative urbanistiche a tutti i livelli e di alimentare ingentissimi flussi di denaro pubblico. Una politica regionale che penalizza, proprio con gli interventi in questione, il turismo estivo e naturalistico, mentre si concentra sullo sci da discesa, che appare in flessione di mercato e ostacolato da andamenti climatici sfavorevoli, ai quali neanche il Canin potrà sottrarsi a medio termine.

Sella Nevea, poi, per dirla tutta, ha già visto, oltre a fallimenti aziendali nel settore, la costruzione di strutture alberghiere e residenziali tra le più deturpanti e peggio progettate della regione; la costruzione di una pista di discesa abbandonata da subito, ma non prima che venisse distrutto un bosco importante anche in funzione antivalanghiva; analisi economiche (di fonte regionale) che dichiaravano il polo “indifendibile” a meno di enormi costi ambientali ed economici che ulteriori recenti studi (Università di Udine) sconsigliano di sopportare.

Quanto all’ipotesi Sella Prevala, il WWF chiedeva: ci sono analisi costi/benefici a medio-lungo termine, che quantifichino e identifichino i beneficiari dei flussi finanziari e della devastazione ambientale e che legittimino il superamento degli obblighi comunitari di conservazione dell’ambiente con ragioni di “imperante interesse pubblico”? A quanto ammontano i costi gestionali previsti annualmente? Dato per scontato che gli impatti sugli habitat e le specie saranno esiziali, sono stato valutati gli impatti negativi sul turismo naturalistico ed estivo in zona o si è chiacchierato senza verifiche su improbabili “sinergie”? Sono state fatte le analisi non solo degli andamenti nivometrici e valanghivi , ma anche di quelli anemometrici, decisivi per la fruibilità del percorso sciabile di nuova realizzazione? Le alternative progettuali sono state vagliate con attenzione da soggetti terzi (e non quindi da Promotur ) con la analisi delle migliori soluzioni disponibili, compresa quella della ridefinizione degli altri segmenti dell’impianto? E se da questi derivano rigidità di progettazione, di chi è la responsabilità delle scelte pregresse? 

Insomma, questo progetto – e gli altri della Promotur – con i loro enormi costi, presenti e futuri, a carico della comunità regionale, servono alle ditte costruttrici e alla rivalutazione della rendita fondiaria di prime e seconde case, o hanno un respiro leggermente più ampio e meno predatorio? Utilizzano al meglio le risorse pubbliche destinate alla montagna, o le dirottano verso pochi beneficiari e verso investimenti senza prospettiva?


Tratto dal sito http://beta.wwf.it/client/render.aspx



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