ROSAJANSKI DOLUNO - Dulïna se nalaža tu-w Reġuni Friuli-Venezia Giulia. Göra Ćanïnawa na dilä di mërä ta-mi to Laško anu to Buško nazijun.
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Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

martedì 2 ottobre 2012

L’ORGOGLIO DÌ ESSERE RESIANI


Considerando il personaggio Longhino Arturo Archetöw, nativo di San Giorgio di Resia ma residente in Germania, è necessario prendere atto che il Longhino è custode di importanti nozioni basilari della cultura resiana. È  una persona che non ha lesinato fatica  e denari, percorrendo le strade di mezza Europa, alla ricerca di notizie, visitando archivi e biblioteche per consultare e approfondire conoscenze su preziosi  documenti depositari di illustri studiosi della lingua resiana, dei suoi usi e costumi, delle sue tradizioni.
Un solo rammarico, è personaggio schivo e restio nel collocarsi. Data  la sua profonda conoscenza del sapere resiano, sarebbe opportuno che lui, dopo aver vagliato la materia, esaminato a fondo la sua origine e la sua natura, lasciasse da parte certi ostacoli e certe esitazioni. Prendesse  una decisione e si collocasse su una posizione prevalente per impartire ed informare, e mettere quindi a disposizione dei resiani, e non solo, questo suo “conoscere”, per  comunicare e per contestare, rispondere e replicare, a tono ed in garbo, ai tanti denigratori della nostra lingua. E’ un vero peccato che Arturo non ci affianchi in questa contesa, sarebbe per noi un prezioso bene aggiunto. Lui ha pubblicato, se per sapere bisogna pubblicare, e per questo motivo, chi non avendo altre argomentazioni, polemizza sulle questioni delle pubblicazioni.
A Resia, attualmente, non esistono altri nomi e storici locali che abbiano pubblicato testi di rilevanza sulla storia e sulle origini resiane. Questo  lo sappiamo tutti, come non credo che ci sia in seno e alle dipendenze di alcune testate giornalistiche, molto critiche, a tal proposito, nei confronti della Val Resia e del suo popolo, nomi  di altisonante spessore di storia resiana e slava. Taluni che si ergono a paladini pensando di essere in grado di impartire lezioni di filosofia morale, solo perché la maggioranza dei resiani vuole la propria autonomia linguistica e la prerogativa di scegliere la propria identità e pretendere il rispetto per quello che sono e non per quello che altri li vorrebbero considerare e collocare.  Una consapevolezza radicata nel credo di tutta la popolazione resiana. Per esprimere una opinione e una convinzione non occorre essere storici con l’etichetta di aver pubblicato un libretto, magari pieno di svarioni come fanno tanti studiosi, quei linguisti palesemente schierati nel cercare una verità che esiste solo nella loro teorica visione. I Resiani non chiedono cose astronomiche, chiedono solo di essere considerati per quello che sono, unicamente ed esclusivamente resiani, popolo di Resia. Noi siano consapevoli di essere una etnia diversa per varie ragioni. Sfido chiunque a venire a Resia, in occasione del carnevale resiano ed anche in tante altre occasioni di festività, a sentire la musica resiana e a ballare la danza resiana, sapersi muovere a ritmo di quella danza e battere il tempo con i piedi ad ogni cambio di tonalità. Provare per credere, essere in grado e capace di farlo. Già in questo siamo diversi.  Prova ancora a cercare se nel resto del Mondo esistono una musica ed una danza simili. Dopo potresti anche avere qualche facoltà di muovere delle osservazione, sempre nel rispetto e nella considerazione di un esame scrupoloso.
Questa è una delle prove che ci contraddistinguono e ci differenziano da essere valutati diversi. Poi ci sono gli usi e costumi, le tradizioni, come unici siamo considerati anche in genetica, per non parlare della lingua, la lingua resiana, anche se alcuni studiosi e alcuni personaggi locali la vogliono inquinare e farla passare come dialetto di derivazione slovena, introducendo, per la sua protezione, il bilinguismo, italiano-sloveno, dove per noi sarebbe più credibile un bilinguismo, italiano-resiano.
Si vocifera, si pettegola parecchio che a Resia sussiste un clima antisloveno. Non  credo, nella maniera più assoluta, e di questo sono sicuro, che a Resia  batte un cuore antisloveno, come qualcuno ha scritto, perché non troverebbe alcuna consonanza e nessun riscontro. Il resiano è sempre stato aperto e ospitale, ma soprattutto consapevole di essere rispettoso nei confronti, sia dell’italiano sia dello sloveno (te laske anu te buske). La propaganda antislovena è, ed in modo particolare, frutto della fantasia coltivata ad arte dai giornali. Quelli che si proclamano tendenziosamente di parte e che dovrebbero loro cercare di moderare, se hanno a cuore le questioni legate alla rosaijanka dolina, e non cercare in tutte le maniere di assimilarci in una realtà diversa dalla nostra natura e alla nostra cultura.  Anche  se nel  nostro petto batte sì un cuore slavo, ma in esso non vedo alcuna pregiudiziale e nessun preconcetto contro chi oggi vorrebbe insinuare che a Resia batte un cuore antisloveno. E’ ora di finirla cordiali istigatori di fare propaganda e di inscenare tutte queste supposizioni, sarebbe più opportuno dare una svolta a tutto questo e darci una mano per rivendicare la nostra autonomia linguistica e culturale. Ripeto, noi non chiediamo e rivendichiamo altri motivi ed altre ragioni. Non è peccato essere orgogliosi, di appartenere e di considerarsi resiani.

Franco Tosoni

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