ROSAJANSKI DOLUNO - Dulïna se nalaža tu-w Reġuni Friuli-Venezia Giulia. Göra Ćanïnawa na dilä di mërä ta-mi to Laško anu to Buško nazijun.
State ascoltando, ITALY RVR Radio Val Resia.Le trasmissioni in Lingua Resiana sono a cura di Tiziano Quaglia.Saranno trasmissioni settimanali dalla Domenica fino al Sabato successivo con i seguenti orari: Ore 13:00 e Ore 21:00 tutti i giorni. Ci sarà anche una edizione notturna alle ore 03:00 per favorire gli ascolti da oltre Oceano ( ore 20-21-22 in U.S.A. e intero continente Americano).---- You are listening to, ITALY RVR Radio Val Resia.Le broadcasts Resian Language are by Tiziano Quaglia. They will be broadcast weekly from Sunday until next Saturday at the following times: 13:00 and 21:00 every day. There will also be a night edition at 03:00 order to attract listeners from overseas (20-21-22 hours in the US and the American continent)


IL SITO DEDICATO A TUTTO IL POPOLO RESIANO CHE TENACEMENTE CONTINUA A DIFENDERE LINGUA,CULTURA E TRADIZIONE


Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

mercoledì 17 ottobre 2012

RIPERCORRIAMO LA STRADA INSIEME


Quando si smarrisce la vecchia strada, è inevitabile che perdi buona parte della tua identità e la correlazione alla tua personalità. In questa valle, fra le nostre contrade, lungo i nostri sentieri, fra le nostre montagne, gli stavoli, le malghe, e tutto ciò che circonda e ricorda la nostra bellissima valle, nei circa 1400 anni, dal loro insediamento, i resiani si sono impegnati faticando per mantenere unito il nucleo, la propria etnia, il proprio popolo, la propria identità, il proprio orgoglio di essere resiani, senza mai scendere a compromessi e per barattare, per qualche ricompensa, la propria personalità e la propria dignità.

Cinque frazioni, più gli altri agglomerati, che formano e modellano la nostra Valle e costituiscono le fondamenta della nostra comunità e della nostra cultura, una frazione, fra queste, si propone a paladina del trasformismo, senza tener conto, e a dispetto, della contrarietà di tutti gli altri nativi locali. Sia ben chiaro che non intendo fare di ogni erba un fascio, bensì muovere una rilevante disapprovazione, non contro la maggioranza silente degli abitanti di Stolvizza, ma nei confronti di quei esigui personaggi di espressa e manifesta intolleranza nei riscontri della lingua resiana e di tutto quello che ne deriva.
Così all’improvviso spuntano i nuovi crociati, questa volta non per salvare e salvaguardare il Santo Sepolcro, ma per difendere e proteggere la lingua resiana, minacciata da chissà quali eserciti religiosi, arrivati da chi sa dove. La lingua,il resiano, sta perdendo la logica della sua particolarità e dopo così tanti secoli, la sua vitalità e la sua incisività, non avendo più quella caratteristica della fonetica linguistica originale. Ha, quindi, necessariamente bisogno di una riordinata ed una ripulita con l’introduzione del bilinguismo accompagnato dal beneplacito, dal consenso, dal coordinamento e la regia della nostra madre lingua slovena.
Tutta questa rivoluzionaria impronta di aggregazione ad un più evoluto pensatoio linguistico, grazie a questi precursori, che sapientemente hanno progettato di provvedere a salvare in tempo quello che noi, poveri ed sprovveduti successori della modesta gente di estrazione popolare, senza dimenticare che più o meno siamo stati tutti concepiti all'ombra del maestoso e imponente Canin, avevamo da tempo smarrito e confuso la nostra strada maestra.
Questi nuovi salvatori, senza chiedere il permesso a nessuno, si sono sconsideratamente impossessati del sapere resiano ergendosi come paladini della nostra cultura e trattando la nostra lingua come fosse cosa esclusivamente di loro proprietà. Non hanno minimamente tenuto conto degli altri, semplici e onesti montanari, perché, in definitiva, siamo tutti considerati tali. Le nostre origini sono quelle e nessuno potrà mai candeggiare questa etichetta indelebile. Hanno accettato di buon grado dei vantaggi e delle prerogative  che sono andate al di là della logica di correttezza e moderazione, arroccandosi a protettori della sapienza resiana, senza consenso e con presunzione.
Cosa direbbero oggi quegli arrotini che partivano per terre lontane, in cerca di lavoro e di fortuna, spingendo a mano la propria krösma, i nostri muratori, i nostri manovali, i nostri boscaioli, i nostri contadini, le nostre mamme, i nostri padri, le nonne, i nonni e tutta la nostra etnia che pazientemente e con passione hanno insegnato a noi la differenza che c’era e che c’è tra: din rosaijanki,  din laski anu din buski (un resiano, un italiano ed uno sloveno). Pur considerando che siamo tutti figli di questa terra ma in cuor nostro esiste, guai se fosse l’incontrario, da sempre, una diversità linguistica e tra queste diversità un orgoglio di essere per quello che siamo e non per quello che altri ci vorrebbero insegnare ad essere, snaturare la nostra appartenenza, compromettere la nostra lingua e consigliarci ed imponendoci ad essere diversi.
E come giudicherebbero e risponderebbero, oggi, quelle persone presenti a manifestare il 01 aprile 1946, in occasione della visita della commissione di interalleati composta da: francesi, inglesi, russi e americani, a seguito delle pretese annessionistiche del territorio di Resia all'allora Jugoslavia del Maresciallo Tito?
A tal proposito riporto, di seguito, uno stralcio dell’articolo scritto, allora, dal giornalista Pietro Fortuna, e pubblicato sul giornale  LIBERTA' il 02 aprile 1946:
“Allorché il sindaco esce dalla saletta viene condotto al mio cantuccio, ove sono virtualmente prigioniero, ed è obbligato a ripetere in un silenzio religioso, parola per parola, le domande rivoltegli e le risposte fornite. "Mi hanno chiesto per prima cosa quale lingua parliamo - egli dice - che scuole e chiese abbiamo. Italiane, italiane, italiane ho risposto. mi hanno quindi chiesto quanti operai conta la vallata, come e dove lavoriamo. Quanti capi di bestiame abbiamo, qual'é la nostra situazione alimentare, quale è lo sbocco economico e commerciale di tutte le nostre attività. Il delegato sovietico, che fungeva da presidente mi poneva le domande a cui rispondevo a mezzo di interpreti. A un certo punto un delegato francese disse: “non c'è alcun dubbio sull'Italianità di questa terra" ed al momento di congedarmi io raccomandai a lui la comprensione di quanto avevo esposto".
 “E' ormai mezzogiorno e la Commissione lascia Resia (frazione Prato, p.n.) dirigendosi a nord verso Stolvizza che riceve gli ospiti eccezionalmente con archi tricolore, campane a distesa ed un unanime accorrere di bimbi. Bimbi vestiti a festa con i capelli strigliati a dovere, accompagnati dalle madri che li protendono verso i delegati. I delegati sorridono, fotografano, esaminano la chiesa, si muovono nel minuscolo paese seguito da un codazzo di persone che battono le mani gridando "Italia". Le mamme ci tengono a far bella figura ad allorché hanno visto alcuni delegati accompagnarsi con i bimbi, ritoccano le toelet dei loro e li costringono a soffiarsi il naso volenti o nolenti a son di scapaccioni.”
Ho voluto riproporre questo passo per fare una comparazione e dare una ragione ad un principio critico,  sensibilizzare e indicare con un appunto di giudizio e valutazione di immagine nei confronti di chi oggi non ha memoria del passato: Stolvizza, perché è in quella e da quella località che pervengono i maggiori contrasti e le più rilevanti contrapposizioni, da alcuni dei suoi abitanti, rinnegando le proprie origini per abbracciare una realtà che a noi, maggioranza che oggi vive a Resia, e ai nostri emigranti, suona discordante e tendenziosa e che rivela  poca  e disattenta memoria nel disconoscere il passato per abbracciare il presente ed il futuro con una inclinazione forzata e innaturale. Cerchiamo, quindi, tutti assieme, di esaminare attentamente uniti il nostro passato e cercare di non percorre a ritroso la nostra storia, preferibilmente procedere, in futuro, lungo la strada con un percorso resiano, nello stesso tempo e per lo stesso motivo.
Franco Tosoni

Nessun commento :

Posta un commento