ROSAJANSKI DOLUNO - Dulïna se nalaža tu-w Reġuni Friuli-Venezia Giulia. Göra Ćanïnawa na dilä di mërä ta-mi to Laško anu to Buško nazijun.
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Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

sabato 28 novembre 2015

Guardia alta contro il nazionalismo - ki nacionalizem? Za mir in sožitje med narodi - Per la pace e l'armonia tra i popoli

Articolo di Franco Tosoni

Sandro Quaglia scrive sul DOM / SLOVIT :

Nel tardo pomeriggio di sabato 31 ottobre, come da consuetudine, i rappresentanti provinciali delle organizzazioni di raccolta della minoranza slovena (Sso, Skgz), delle associazioni di Resia, dell’Anpi, dell’Ana, di altre formazioni combattentistiche e una rappresentanza dell’amministrazione comunale di Resia/Rezija, col sindaco Sergio Chinese, hanno commemorato i caduti partigiani presso il monumento alla Resistenza del cimitero di Oseacco/Osoane. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e fino alla Liberazione del maggio 1945, Oseacco fu il centro della Resistenza resiana contro l’occupatore.
Già alla fine del 1944 la maggior parte della popolazione di Resia collaborava volontariamente, senza pressioni politiche, con il Fronte di liberazione e diede tutto l’aiuto all’Esercito di liberazione nazionale, partecipando attivamente con i propri beni. Per i suoi sentimenti, Oseacco subì da parte dell’esercito tedesco un bombardamento con mortai nel dicembre 1944 ed una grande offensiva il 14 gennaio 1945, che vide il paese cinto d’assedio e occupato militarmente da oltre mille soldati tedeschi e fascisti. Oseacco divenne sede di formazioni partigiane che collaboravano attivamente coi partigiani dell’alta valle dell’Isonzo, i quali vennero in aiuto alle popolazioni della Val Resia sulla base degli stessi ideali. Il monumento ricorda tutti i partigiani morti a Resia durante la guerra, indipendentemente dalla loro cittadinanza. È per questo motivo che alla cerimonia commemorativa, ogni anno, arriva a Resia una nutrita delegazione slovena, soprattutto dalla valle dell’Isonzo. A capo della delegazione vi era, quest’anno, Gorazd Žmavc, ministro per gli Sloveni d’oltreconfine e nel mondo, che al suo arrivo è stato accolto da sindaco ed autorità civili e militari. La cerimonia è proseguita con la deposizione degli omaggi floreali della delegazione slovena e dell’amministrazione comunale. Significativi sono stati i discorsi del ministro Žmavc e del sindaco Chinese, che hanno concordato nell’importanza del coltivare la pace nel rispetto del sacrificio dei caduti per la democrazia di cui tutti oggi godiamo. Le guerre del secolo scorso hanno visto contrapposti gli stati europei in un’illogica idea di nazionalismo che, purtroppo, in periodi di crisi e di spostamenti biblici di persone si affaccia di nuovo. Il ricordo del passato sia monito per il futuro. Alla cerimonia, il coro »Golobar« di Bovec ha cantato in onore dei caduti di tutte le guerre in sloveno ed in italiano, le lingue che sono ricchezza di questi territori. I presenti, infine, sono stati invitati dall’amministrazione comunale ad un momento conviviale all’albergo alle Alpi di Prato/Ravanca.(Sandro Quaglia)

Risposta a cura di Franco Tosoni:

DOVE RISIEDE LA VERITA’ O LA FALSITA’

Il 1º gennaio 1945 si tenne un incontro in frazione Uccea di Resia fra Romano Zoffo "Barba Livio" – già comandante della 2ª Brigata Osoppo, in quell'epoca impegnato nell'organizzazione della 6ª Brigata Osoppo e in particolare del Battaglione Resia – e il commissario politico sloveno del Battaglione Rezianska, accompagnato da due ufficiali. In tale occasione gli sloveni affermarono che:
« la nostra presenza in Val Resia è dovuta puramente a ragioni politiche. Indubbiamente il destino di questa striscia di territorio sarà deciso da un plebiscito che sarà tenuto in presenza delle nostre forze armate, per cui il risultato può essere considerato certo. (…) Non possiamo permettere la presenza di partigiani italiani in Val Resia finché il nostro Alto Comando non ci dà il permesso. La presenza di partigiani italiani danneggerebbe la nostra propaganda. Possiamo risolvere i nostri problemi di confine con un accordo reciproco. D'altro canto, non è impossibile che un giorno ci giunga l'ordine di disarmare le formazioni Osoppo nei dintorni della Val Resia. Per evitare una crisi tra noi, le formazioni Osoppo dovrebbero seguire l'esempio dei garibaldini e venire sotto di noi. L'Inghilterra, nella quale riponete tanta fiducia, non vi aiuterà certamente in futuro. (…) L'Inghilterra sarà il nemico del domani e il suo sistema capitalista deve sparire. Sull'esempio della Grecia, le formazioni garibaldine che hanno accettato di dipendere dagli sloveni rappresenteranno la Elas dell'Italia. »
Poco più di un mese dopo avvenne l'eccidio.
Senza i miliziani titini, fiancheggiati  dai nostri disturbatori resiani, Resia, durante la 2° guerra avrebbe vissuto un’altra realtà, sarebbe stata, senza ombre di dubbio, un’isola felice.

Tratto da " ECCIDIO DI PORZUS"

Franco Tosoni

4 commenti :

  1. In Resia / Resija si è svolta la commemorazione dei Caduti,come ogni anno. Il Sandro Quaglia ricorda tra l'altro, che il 14 gennaio 1945 la frazione di Oseacco/Osoane fu circondata dai tedeschi e fascisti per una grande offensiva. La grande offensiva,non certamente con i numeri indicati, era per mettere a fuoco la frazione, perché egregio Quaglia, bisogna anche ricordare perché fu fatta l'operazione. Oseacco non fu bruciata per l'intervento di un vero Resiano a nome Clemente Giovanni ""Tomasig"" che da ragazzo era stato garzone presso un negozio di frutta e verdura in Salisburgo ed egli portava la merce presso la famiglia di colui che nel 1945 era diventato comandante dei tedeschi, che riconosciutolo dopo qualche tentennamento rinunciò a dare fuoco al paese. I partigiani sloveni non furono invitati da nessuno a Resia, ma si presentarono con prepotenza, ma non a difesa dei Resiani,ma solo per i propri interessi. Sarebbe bene ricordare alcune dichiarazioni di partigiani in Resia ma non Resiani (vedi All'Ombra del Canin), specificatamente, mi pare bellunesi. E' anche utile ricordare che il Fronte di Liberazione e l'Esercito di liberazione Nazionale erano Italiani e non jugoslavi. Certamente concordo pienamente con quanto riportato da Franco Tosoni. Sono contento che a Prato / Ravanza abbiano avuto un momento conviviale. Personalmente non festeggio i partigiani jugoslavi che erano intervenuti a Resia con prepotenza e con lo scopo di farla diventare jugoslava. Ringrazio invece sentitamente tutti i partigiani e coloro che li sostennero con sacrifici e senza interessi ma determinati a far rimanere Resia in Italia.

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  2. Su questo articolo,voglio ricordare le parole che mia nonna Madotto Severina Rep mi disse più volte a riguardo di quegli eventi di allora.
    Spesso mi raccontava della sua vita passata,compreso quel fatto.
    Lei mi raccontò che tutta la Popolazione,che allora era formata per la maggioranza da Donne ,Vecchi e bambini (gli uomini erano in guerra),si ribellò della presenza di quei partigiani che di notte si rifugiavano a Oseacco. Mi disse che le Donne presero bastoni e forche e si recarono nei pressi della vecchia latteria di Oseacco dove costoro avevano una base d'appoggio.E con grande veemenza riuscirono nel loro intendo.Far andare via i partigiani Titini dal Paese. Anche mio Padre mi racconto alcuni fatti ,tra cui quello che lui e altri bambini sia di Oseacco che di Gniva,facevano le vedette a favore degli Alpini. Alcuni dei quali trucidati in un'inboscata in zona Potok dietro Oseacco.

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  3. Visto e letto quanto ha scritto Sandro Quaglia, resiano del pic, sul giornaletto quindicinale Dom, espressione della comunità slovena della Provincia di Udine, presumo corrispondente della confraternita immaginaria slovena a Resia, dilettante senza conoscenze storiche reali successe a Resia durante il secondo conflitto mondiale, se non per sentito raccontare, forse da fonti avverse alla concretezza dei fatti, devo desumere, visto e letto anche i due commenti, a seguito di quanto da me riportato, che queste testimonianze rendono giustizia agli evidenti fatti realmente accaduti, che il Quaglia abbia scritto quell’articolo più per compiacere che per piacere e per interessare.
    Scrive che: “Oseacco fu il centro della Resistenza resiana contro l’occupatore.”, mentre si dimentica di scrivere, al contrario che , come scrive Franco Turan, “furono le Donne di Oseacco che presero bastoni e forche e si recarono nei pressi della vecchia latteria di Oseacco dove costoro avevano una base d'appoggio.E con grande veemenza riuscirono nel loro intento. Far andare via i partigiani Titini dal Paese.” E riporto la testimonianza di Canin, il quale scrive: .”I partigiani sloveni non furono invitati da nessuno a Resia, ma si presentarono con prepotenza, ma non a difesa dei Resiani, ma solo per i propri interessi.” Quindi, e deduco, che l’occupatore non era quello che il Quaglia ci vuole far credere, ma al contrario, erano proprio i partigiani titini. Se questi sono i fatti tangibili, cosa viene tanto a commemorare a Resia quella nutrita delegazione slovena, soprattutto dalla valle dell’Isonzo? Per interesse? Per occupare? Come fecero i loro predecessori?

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