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venerdì 26 febbraio 2016

"C'è una fossa comune a Corno di Rosazzo": è giallo su un documento della Farnesina

L’annuncio di Luca Urizio, presidente della Lega Nazionale di Gorizia, sulla base di un incartamento. Nel cuore dei Colli Orientali sarebbero state gettate nel 1945 tra le duecento e le ottocento persone



L’Archivio del Ministero degli Esteri ha celato per oltre settant’anni un documento, finora sconosciuto, che confermerebbe la presenza di una foiba a Corno di Rosazzo. Nella cavità carsica naturale, situata nel cuore dei Colli Orientali a cavallo tra le province di Udine e Gorizia, sarebbero state gettate nel 1945 tra le duecento e le ottocento persone.
Ad annunciarlo nel capoluogo isontino è stato Luca Urizio, presidente della Lega Nazionale di Gorizia, nel corso della cerimonia organizzata all’Unione ginnastica goriziana in occasione del Giorno del Ricordo.
La foiba sarebbe già stata individuata, ma sul luogo preciso della localizzazione viene mantenuto per il momento il più stretto riserbo, anche perché sono in corso indagini che vedono collaborare i Carabinieri del Comando provinciale di Gorizia e quelli della Compagnia di Palmanova.
«Nella fossa comune, secondo un documento datato 30 ottobre 1945, sarebbero stati gettati tra i duecento e gli ottocento corpi», ha evidenziato Urizio, secondo cui nell’incartamento recuperato nell’ambito delle ricerche nell’archivio della Farnesina sarebbero indicati anche i nomi dei responsabili, riconducibili alla Divisione Garibaldi.
Il presidente provinciale della Lega Nazionale ha espressamente citato il partigiano Sasso (il gradiscano Mario Fantini) e il partigiano Vanni (al secolo Giovanni Padoan, di Cormons), coinvolti anche nell’eccidio di Porzus. Proprio sull’episodio del 1945 ci sarebbero, secondo Urizio, «elementi mai emersi prima, in particolare riguardo agli armamenti, che saranno oggetto di futuri approfondimenti».
Nei mesi scorsi, grazie al supporto del Comune di Gorizia e del senatore Alessandro Maran, Urizio e due storici (Ivan Buttignon e Lorenzo Salimbeni) si sono recati in missione a Roma per cercare negli Archivi di Farnesina e Viminale elementi utili a ricostruire la vicenda delle foibe.
Tra i documenti ritrovati, anche uno del 1 ottobre 1945, in cui si fa riferimento alla deportazione da Gorizia di 1.023 persone, con tanto di lista alfabetica degli scomparsi, data di prelevamento e dell’eventuale rientro: in queste settimane è in corso una certosina opere di incrocio dei dati, che una volta terminata permetterà di aggiungere al Lapidario del Parco della Rimembranza di Gorizia i nomi delle nuove vittime accertate.
Nel corso della cerimonia, alla quale sono intervenuti anche il sindaco Ettore Romoli, il presidente della Provincia Enrico Gherghetta e gli assessori regionali Vito e Torrenti, il viceprefetto di Gorizia Antonino Gulletta ha annunciato che un emendamento al Milleproroghe consentirà di ripristinare dal prossimo anno la tradizionale consegna delle onorificenze ai parenti di esuli e infoibati.

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