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Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

venerdì 3 aprile 2026

Questione Lingua Resiana

Resia: alcune considerazioni sulla questione resiana, il pensiero di Franco Tosoni

Scritto il 14/03/2012

di Franco Tosoni

Per un resiano era un evento da non perdere. Per circa due ore la questione resiana è stata dibattuta in diretta sul canale Free Tv.

Le mie impressioni, a caldo, non sono state delle più felici, pur tuttavia dando tutta la mia solidarietà, l’appoggio e il sostegno alle due persone: Gilberto Barbarino e Giuseppe Silvestro, la parte che sosteneva e difendeva le ragioni, i pensieri e le logiche dell’identità e tutela della Val Resia. Non altrettanto devo dire, obiettivamente e realisticamente, per gli interventi, della controparte.

In questa occasione si sono presentati in tre: Igor Cerno, consigliere comunale del comune di Lusevera, spero che sia intervenuto a titolo personale e non come rappresentante della comunità dei luseveresi; Jole Namor, direttore del settimanale Novi Matajur, che inizialmente ha fatto dei distinguo con i resiani presenti, forse voleva degli interlocutori all’altezza del suo rango e, dulcis in fundo, l’intellettuale della lingua resiana, il resiano-pro sloveno Sandro Quaglia, ognuno per la propria parte, ma soprattutto per rivendicare alla Val Resia una appartenenza astratta e assurda, cioè quella che i resiani parlano un dialetto sloveno e che in merito di tale particolarità sono, di conseguenza, anche considerati di discendenza slovena.

Questo dibattito, se non per informare l’opinione pubblica e a vagliare una questione di natura etnica e linguistica, dopo aver analizzato ed esaminato a fondo l’argomento, frutto delle controversie, non ha prodotto situazioni migliori e alla fine ognuno se ne è tornato a casa con gli stessi concetti e preconcetti iniziali. Ci vogliono accostare, ci ordinano di fare, ci vogliono educare, istruire e insegnare, così da farci esprimere, nella nostra lingua, con una parlata colta, letterata, indottrinando il nostro essere e il nostro sapere. Dopo ben 1400 anni che la lingua, il resiano, è stato tramandato oralmente, senza alterazioni significative.

Siamo all’assurdo, e a un irrazionale e sciocco pensiero di deviazione e di irresponsabile inganno e raggiro per la nostra etnia. Ci voleva poi un consigliere comunale del comune di Lusevera, sostenitore del nostro compaesano, o per meglio dire valligiano, Sandro Quaglia, a illustrarci, o più adeguatamente spiegare e interpretare, quella assurda legge 23 febbraio 2001, numero 38 – «Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli – Venezia Giulia», che l’avvcato Silvestro ha definito con altri termini e locuzioni. E’ stata mossa poi, sempre dai tre, una critica, quasi un rimprovero perché, a differenza di altri comuni con una minoranza linguistica slovena, che a Resia non esiste e non è mai esistita, perché il comune di Resia non ha ancora attuato e istituito una scuola bilingue: italiano-sloveno, così come prevede l’attuazione della legge 38/2001. C’è stata poi una mezza inversione di marcia e Jole Namor, sempre se ho ben capito e inteso, ha di fatto ratificato il suo pensiero con un forse si potrebbe istituire a Resia una scuola bilingue: italiano-resiano.

Per tutta la trasmissione ha dimostrato un certo interesse anche l’andamento del sondaggio promosso dalla trasmissione televisiva.

La domanda era: il resiano è da considerarsi una lingua a se stante o un dialetto sloveno?

Alla fine della trasmissione il sondaggio ha dato questo responso: 86,5% il resiano come lingua e 13,5% il resiano come dialetto sloveno.

Mi sembra abbastanza chiaro e netto il divario.

Un pensiero significativo vorrei rivolgere a due persone, in questo dibattito contrapposte: la prima persona è l’avvocato Silvestro, di origine siciliana che ha sposato la causa resiana con passione e determinazione al di sopra di ogni aspettativa e che sta portando avanti la nostra lotta e la sua battaglia con sincero e appassionato impegno, l’altra persona è Sandro Quaglia, resiano, di madre lingua resiana, un indecifrabile personaggio che forse vive una realtà resiana totalmente astratta e generica, e che, in un certo qual modo, ha deluso le aspettative dei resiani sposando una causa totalmente diversa da quella che ogni resiano, o che si ritiene tale, si aspetta e che si sente tradito nella causa, nella sua storia e nella sua identità.

La questione resiana, la sua minoranza linguistica e la sua minoranza etnica, sono argomenti che riguardano esclusivamente la popolazione della Val Resia, le intromissioni esterne sono invece abusive, illecite e illegali nel prendere posizioni controverse e nell’interporsi nel caso improprio.

Articolo tratto dal gruppo facebook "IO SONO E MI SENTO RESIANO"

giovedì 2 aprile 2026

LINGUA RESIANA - PROGETTO RAIBAT

RAIBAT – IL PROGETTO

Nel mese di giugno 2012 è stato realizzato questo video che ha per oggetto: RAIBAT - IL PROGETTO.

Ora, visto nel sistema in cui è stato elaborato “IL PROGETTO” non vorrei che tale significato fosse rimasto solo sulla carta, o applicato in senso minore, al contrario di quanto non si immaginasse necessario metterlo in pratica e, forse, mai più attuato in modo costante, completo e convincente. L'unico metodo pratico ed efficace, visto che molte aree linguistiche minoritarie lo hanno studiato e applicato, sarebbe quello che ho già citato in varie volte nei miei scritti, quello adottato dal paese di Luserna (TN). Questo paese, nel suo piccolo, infatti il numero dei suoi abitanti è di circa 300, ma l'80% dei suoi residenti parla il “CIMBRO”, una lingua parlata e conservata da circa 1000 anni. Questo l' unico paese, rispetto alla grande area che, in passato, quella parlata si estendeva, dai Monti Lessini (VR), all'Altopianto di Asiago (VI), all'Altopiato di Lavarone (TN) e una parte della Magnifica Comunità degli Altopiani Cimbri, comprese anche Folgaria e Luserna,che ha voluto tenacemente lottare e conservare la propria identità e la propria lingua.

Il Comune di Luserna (TN), nel suo piccolo, nella salvaguardia della propria lingua, ha studiato una forma educativa che, in parole povere, ha introdotto un sistema, a loro detto, un metodo unico in Italia, che consiste in una sorta di asilo nido e scuola materna fusi insieme, in cui, appunto, i bambini vanno inseriti dai 0 ai 6 anni. Con questo sistema i bambini vengono immessi, tutti i giorni, nel mondo, in questo caso, il “cimbro”, con gli insegnanti che gli parlano solo in “cimbro. Forse noi non siamo ancora preparati o coscienti nell'applicare lo stesso sistema anche per la nostra lingua, una lingua in via di estinzione, così si esprime l’UNESCO, LINGUA non dialetto. Per far crescere una consistenza bisogna per forza partire dalle basi, in questo caso è importante posare su queste basi dando proprio la priorità ai bambini.

Se il progetto, RAJBAT, è ancora valido e attuativo, se non è rimasto solo il PROGETTO, realizzare e mettere in pratica il programma e consentire così, con questo SERVIZIO EDUCATIVO, a questi bambini di apprendere, fino ai sei anni, solamente il RESIANO. Naturalmente con gli insegnanti che gli parlano in RESIANO e con le attività fatte esclusivamente in RESIANO.

Per chi avrà la pazienza e la possibilità di leggere questo mio scritto, lo pregherei che, dopo averlo letto, abbia la gentilezza e il piacere di esprimere anche un parere, un giudizio.

Grazie

Franco Tosoni