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giovedì 9 aprile 2026
Val Resia: Testimonianza di vita
>Questo è il quarto video che provvedo a pubblicare, la sua narrazione ha per tema: RACCONTI DI VITA.
>È una sintesi del racconto di vita di una donna resiana che ci racconta come ha vissuto la sua vita, nei momenti più cruciali della sua esistenza.
/>Il suo racconta incomincia con la nascita avvenuta lontana da Resia, a seguito dell'esodo avvenuto dai suoi genitori durante la prima guerra mondiale.
>La sua narrazione continua con la fase di rientro di tutta la famiglia a Resia, della sua vita fra gli innumerevoli problemi che ha dovuto affrontare negli anni, dalla sua infanzia all'adolescenza, dalla sua maturità alla vecchiaia.
>Questa era la vita per la maggior parte dei resiani in quegli anni.
Articolo tratto dal gruppo facebook "IO SONO E MI SENTO RESIANO"
Val Resia: Testimonianze di vita
>Continua con il quinto video, la collocazione e l'esposizione, il tempo e il passaggio, dall'esistenza alla difficoltà della vita resiana, che ha per tema: RITI, TRADIZIONI, DIVERTIMENTO E VITA SOCIALE. >Anche in questo video si evidenzia la narrazione di una donna resiana che ci racconta il proprio passato in un tempo vissuto fra difficoltà degne di nota e tanto sacrificio.
Articolo tratto dal gruppo facebook "IO SONO E MI SENTO RESIANO"
Val Resia: Testimonianze di vita
>Continua la narrazione dei vari aspetti della vita dei resiani in cui le loro difficoltà si manifestavano sotto diversi aspetti e nei periodi in cui hanno vissuto. Anche questo video ha per tema: RITI E TRADIZIONI, e altri momenti secondo le circostanze e le condizioni.
>La descrizione della persona che ci racconta la sua esperienza descrive la sua esperienza e la sua visione della Resia del passato.
>Inizia con il ballo resiano, la festa dei coscritti, seguito dal carnevale tipico resiano, la veglia di un defunto e la recita del rosario, il suono delle campane e il rito che si manifesta durante la morte di un bambino.
Articolo tratto dal gruppo facebook "IO SONO E MI SENTO RESIANO"
venerdì 3 aprile 2026
Questione Lingua Resiana
>Resia: alcune considerazioni sulla questione resiana, il pensiero di Franco Tosoni
>Scritto il 14/03/2012
>di Franco Tosoni
>Per un resiano era un evento da non perdere. Per circa due ore la questione resiana è stata dibattuta in diretta sul canale Free Tv.
>Le mie impressioni, a caldo, non sono state delle più felici, pur tuttavia dando tutta la mia solidarietà, l’appoggio e il sostegno alle due persone: Gilberto Barbarino e Giuseppe Silvestro, la parte che sosteneva e difendeva le ragioni, i pensieri e le logiche dell’identità e tutela della Val Resia. Non altrettanto devo dire, obiettivamente e realisticamente, per gli interventi, della controparte.
>In questa occasione si sono presentati in tre: Igor Cerno, consigliere comunale del comune di Lusevera, spero che sia intervenuto a titolo personale e non come rappresentante della comunità dei luseveresi; Jole Namor, direttore del settimanale Novi Matajur, che inizialmente ha fatto dei distinguo con i resiani presenti, forse voleva degli interlocutori all’altezza del suo rango e, dulcis in fundo, l’intellettuale della lingua resiana, il resiano-pro sloveno Sandro Quaglia, ognuno per la propria parte, ma soprattutto per rivendicare alla Val Resia una appartenenza astratta e assurda, cioè quella che i resiani parlano un dialetto sloveno e che in merito di tale particolarità sono, di conseguenza, anche considerati di discendenza slovena.
>Questo dibattito, se non per informare l’opinione pubblica e a vagliare una questione di natura etnica e linguistica, dopo aver analizzato ed esaminato a fondo l’argomento, frutto delle controversie, non ha prodotto situazioni migliori e alla fine ognuno se ne è tornato a casa con gli stessi concetti e preconcetti iniziali. Ci vogliono accostare, ci ordinano di fare, ci vogliono educare, istruire e insegnare, così da farci esprimere, nella nostra lingua, con una parlata colta, letterata, indottrinando il nostro essere e il nostro sapere. Dopo ben 1400 anni che la lingua, il resiano, è stato tramandato oralmente, senza alterazioni significative.
>Siamo all’assurdo, e a un irrazionale e sciocco pensiero di deviazione e di irresponsabile inganno e raggiro per la nostra etnia. Ci voleva poi un consigliere comunale del comune di Lusevera, sostenitore del nostro compaesano, o per meglio dire valligiano, Sandro Quaglia, a illustrarci, o più adeguatamente spiegare e interpretare, quella assurda legge 23 febbraio 2001, numero 38 – «Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli – Venezia Giulia», che l’avvcato Silvestro ha definito con altri termini e locuzioni. E’ stata mossa poi, sempre dai tre, una critica, quasi un rimprovero perché, a differenza di altri comuni con una minoranza linguistica slovena, che a Resia non esiste e non è mai esistita, perché il comune di Resia non ha ancora attuato e istituito una scuola bilingue: italiano-sloveno, così come prevede l’attuazione della legge 38/2001. C’è stata poi una mezza inversione di marcia e Jole Namor, sempre se ho ben capito e inteso, ha di fatto ratificato il suo pensiero con un forse si potrebbe istituire a Resia una scuola bilingue: italiano-resiano.
>Per tutta la trasmissione ha dimostrato un certo interesse anche l’andamento del sondaggio promosso dalla trasmissione televisiva.
>La domanda era: il resiano è da considerarsi una lingua a se stante o un dialetto sloveno?
>Alla fine della trasmissione il sondaggio ha dato questo responso: 86,5% il resiano come lingua e 13,5% il resiano come dialetto sloveno.
Mi sembra abbastanza chiaro e netto il divario.
>Un pensiero significativo vorrei rivolgere a due persone, in questo dibattito contrapposte: la prima persona è l’avvocato Silvestro, di origine siciliana che ha sposato la causa resiana con passione e determinazione al di sopra di ogni aspettativa e che sta portando avanti la nostra lotta e la sua battaglia con sincero e appassionato impegno, l’altra persona è Sandro Quaglia, resiano, di madre lingua resiana, un indecifrabile personaggio che forse vive una realtà resiana totalmente astratta e generica, e che, in un certo qual modo, ha deluso le aspettative dei resiani sposando una causa totalmente diversa da quella che ogni resiano, o che si ritiene tale, si aspetta e che si sente tradito nella causa, nella sua storia e nella sua identità.
>La questione resiana, la sua minoranza linguistica e la sua minoranza etnica, sono argomenti che riguardano esclusivamente la popolazione della Val Resia, le intromissioni esterne sono invece abusive, illecite e illegali nel prendere posizioni controverse e nell’interporsi nel caso improprio.
Articolo tratto dal gruppo facebook "IO SONO E MI SENTO RESIANO"
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giovedì 2 aprile 2026
LINGUA RESIANA - PROGETTO RAIBAT
>RAIBAT – IL PROGETTO
>Nel mese di giugno 2012 è stato realizzato questo video che ha per oggetto: RAIBAT - IL PROGETTO.
>Ora, visto nel sistema in cui è stato elaborato “IL PROGETTO” non vorrei che tale significato fosse rimasto solo sulla carta, o applicato in senso minore, al contrario di quanto non si immaginasse necessario metterlo in pratica e, forse, mai più attuato in modo costante, completo e convincente. L'unico metodo pratico ed efficace, visto che molte aree linguistiche minoritarie lo hanno studiato e applicato, sarebbe quello che ho già citato in varie volte nei miei scritti, quello adottato dal paese di Luserna (TN). Questo paese, nel suo piccolo, infatti il numero dei suoi abitanti è di circa 300, ma l'80% dei suoi residenti parla il “CIMBRO”, una lingua parlata e conservata da circa 1000 anni. Questo l' unico paese, rispetto alla grande area che, in passato, quella parlata si estendeva, dai Monti Lessini (VR), all'Altopianto di Asiago (VI), all'Altopiato di Lavarone (TN) e una parte della Magnifica Comunità degli Altopiani Cimbri, comprese anche Folgaria e Luserna,che ha voluto tenacemente lottare e conservare la propria identità e la propria lingua.
>Il Comune di Luserna (TN), nel suo piccolo, nella salvaguardia della propria lingua, ha studiato una forma educativa che, in parole povere, ha introdotto un sistema, a loro detto, un metodo unico in Italia, che consiste in una sorta di asilo nido e scuola materna fusi insieme, in cui, appunto, i bambini vanno inseriti dai 0 ai 6 anni. Con questo sistema i bambini vengono immessi, tutti i giorni, nel mondo, in questo caso, il “cimbro”, con gli insegnanti che gli parlano solo in “cimbro. Forse noi non siamo ancora preparati o coscienti nell'applicare lo stesso sistema anche per la nostra lingua, una lingua in via di estinzione, così si esprime l’UNESCO, LINGUA non dialetto. Per far crescere una consistenza bisogna per forza partire dalle basi, in questo caso è importante posare su queste basi dando proprio la priorità ai bambini.
>Se il progetto, RAJBAT, è ancora valido e attuativo, se non è rimasto solo il PROGETTO, realizzare e mettere in pratica il programma e consentire così, con questo SERVIZIO EDUCATIVO, a questi bambini di apprendere, fino ai sei anni, solamente il RESIANO. Naturalmente con gli insegnanti che gli parlano in RESIANO e con le attività fatte esclusivamente in RESIANO.
>Per chi avrà la pazienza e la possibilità di leggere questo mio scritto, lo pregherei che, dopo averlo letto, abbia la gentilezza e il piacere di esprimere anche un parere, un giudizio.
>Grazie
>Franco Tosoni
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venerdì 27 marzo 2026
IL PADRE DI "LIPA MA MARIZA"
>Forse non tutti conoscono il nome di chi ha realizzato la canzone resiana "LIPA MA MARIZA", da essere considerata un inno resiano alla musica.
>Questa canzone l'ha realizzata Vittorio Micelli, porta il suo nome, ma non mi risulta che venga menzionato nelle varie manifestazioni in cui la musica e la canzone "LIPA MA MARIZA" chiude l'esibizione dei danzerini del Folklore Resiano.
>Poche parole per ricordare Vittorio Micelli.
>Era il papà di Flavio Micelli, scomparso recentemente, e di altri tre figli, abitava anche lui nella località Tigo.
>Un ricordo sarebbe consigliabile farlo, come sarebbe opportuno assegnarli qualche attestazione alla memoria. Questo è un mio pensiero.
>GRAZIE VITTORIO.
>Tratto dal gruppo facebook "IO SONO E MI SENTO RESIANO"
>Aricolo di Franco Tosoni
venerdì 12 dicembre 2025
Izmail I.Sreznevskij
>Lo studioso russo Izmail I.Sreznevskij, descrive così l'altarino di confine (Salve Regina) nel 1841.
>"A 3 quarti d'ora di strada da Resiutta s'incontra un'altarino con l'immagine della Vergine, che è rappresentata seduta sulle nubi e sostenuta da 2 angeli, mentre altri 2 l’incoronano dall’ alto. Sotto l’immagine c’è la scritta: “S.Madonna e Protettrice del Comune di Resia”. In questo preciso punto passa il confine etnico dei Resiani”.
>Quando passo davanti, guardo sempre la cappelletta, forse costruita dopo la venuta di I.Sreznevskij a Resia. Vorrei anche fermarmi, perchè non l'ho mai vista da vicino, ma l'accesso non è molto agevole. La cappelletta ha un aspetto trascurato.
>A lato c'è anche un sasso abbastanza grande con una nicchia vuota.........forse era questo l'altarino?
>Da Gli Slavi del Friuli
Izmail I.Sreznevskij
>Foto e articolo di Franco Tosoni
Tratto da Facebook
mercoledì 10 dicembre 2025
DIAMO UN SENSO E UNA COSCIENZA ALLA NOSTRA RESIANITA’
Facendo seguito al titolo a cui ho dato vita: “IO SONO E MI SENTO RESIANO. E TU?”, voglio spiegare le ragioni ed il motivo per cui ho voluto dare un significato e un senso a questa espressione.
Già da parecchio tempo a Resia si possono confrontare, in chiara tendenza negativa, strani comportamenti, nei modi in chiaro e nelle maniere trasparenti, nel modo e con indifferente condotta. Con questo sistema numerosi resiani, nativi o residenti nella Valle dei Resiani, si sono dichiarati, con insolente sfrontatezza, e senza alcuna vergogna, di appartenere ad una enigmatica minoranza slovena a Resia. Per creare questo risvolto dalla realtà ultramillenaria resiana, dobbiamo dare atto e dire: “Meno male che sono arrivati gli studiati – mi scuso nei confronti delle persone studiate che mettono a disposizione il loro sapere a beneficio della comunità e della propria identità - per prendere in mano questa piega sconsiderata, creando così una indiscussa frattura fra la gente, quella in maggioranza, che si sente ancora resiana, ma che, non avendo forse la capacità e la forza per contrastare questo affronto, lascia che l’evento della slovenizzazione resiana abbia il suo corso.
È tutto lecito, tutto legale, oppure è tutta una montatura questa sequenza che ha il sentore di imbroglio legalizzato, alla maniera di considerarlo come un atto di falsificazione della realtà? Ma tutto questo non basta, e non solo per gli atteggiamenti, ma pure per quella serie di altezzosità che accompagna ogni loro azione tanto da sembrare che, in qualche modo, di riassumere, far intendere e carpire la buona fede, e comprovare nelle analisi quella percezione nel prendere seriamente in considerazione che siano proprio loro ad amministrare e di reggere perfino le sorti della vita sociale resiana.
Si dichiarano, SI di essere resiani, forse per la sola ragione di considerarsi in loco nativi, o di abitare con tanto di residenza, ma stranamente non si sentono esaurientemente tali o disconoscono la propria discendenza, la propria generazione, dando delle valutazioni o dei riscontri che non trovano accostamenti validi e legittimi, direi inesistenti, totalmente fasulli. Invece di fare gli interessi della propria gente, della propria resianità, del proprio popolo, della propria identità, unire quindi le forze per la nostra utilità, tutto questo non viene preso in considerazione e la nostra identità viene così compromessa e pregiudicata, per una visione astratta di quei pochi, con visionaria dipendenza, a vantaggio di altrui locazione. A quel vantaggio, a quell’illuminante prospettiva è venuta l’ora di dire basta, dire basta a quel cercare di slovenizzare la Valle dei Resiani, quindi dobbiamo dire basta e far in modo di non incoraggiare più quella gente di venire nella Valle dei Resiani solo per screditare, per propagandare e per acquisire padronanza della nostra identità.
Resiani per la Patria 1915 - 1918
>Per gentile concessione da parte di Tonino Di Floriano, riporto questa foto in cui sono raffigurati gli EROI CADUTI PER LA PATRIA E I COMBATTENTI RIENTRATI A CASA DOPO LA FINE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE 1915 - 1918
Tratto da Facebook, articolo di Franco Tosoni
LA VAL RESIA PER LA "SUA" CULTURA
In data 10.09.2025 ho pubblicato uno stralcio di un ordine del giorno del Consiglio Comunale del Comune di Resia, così come riportato in seguito.
ORDINE DEL GIORNO - 31.03.1978
Dopo questa unanime approvazione dell’ordine del giorno presentato dall’allora Consigliere Danilo Clemente, nella seduta del Consiglio Comunale del Comune di Resia in data 31.03.1978, in tutti questi anni è cambiato qualche particolare nell’orientamento delle Amministrazioni Comunali, che in seguito si sono succedute, oppure è rimasto in atto questo particolare del Consigliere Clemente?
Questo era quanto avevo pubblicato in data 10.09.2025. Ora, grato per la gentile concessione da parte dell'Amministrazione Comunale, e un ringraziamento particolare per quella persona che ha avuto la pazienza di cercare, fotocopiare, e di farmi avere quanto io avevo precedentemente richiesto, sono in grado di riportare su questa pagina, il verbale di deliberazione del Consiglio Comunale del Comune di Resia del 31.03.1978, avente per oggetto: ORDINE DEL GIORNO IN OCCASIONE DELLA "CONFERENZA SULLO STATO DEI GRUPPI ETNICO-LINGUISTICI OPERANTI NELLA PROVINCIA DI UDINE".
Tratto da Facebook, articolo di Franco Tosoni
LETTERA DI GIUSEPPE SILVESTRO
>In data 01 marzo 2010 il Messaggero del Lunedì ha pubblicato una lettera dell'avv. Giuseppe Silvestro, che allego in copia alla presente.
>Prima però vorrei soffermarmi su alcuni aspetti di questa lettera, precisamente: >1) "Va considerato che sino ad oggi, tutti i poteri dominanti il territorio che circonda la Val Resia hanno sempre rispettato l'identità e ciò vale per il patriarcato di Aquilea, per la repubblica Veneta, per l'impero Austroungarico e per lo Stato italiano. Tutti hanno rispettato i valori e il patrimonio tipicamente resiano, senza nulla togliere ai resiani e proteggendoli. Ma ora non è più così"; >2) "A Resia non esiste una minoranza slovena, ma vi vivono pochissimi sloveni, peraltro molto attivi a sostenere quanto sta accadendo". Io aggiungo e preciso che a Resia esiste una autoproclamata o autoincoronata, abusiva, minoranza, come non vi vivono, nessuno, sloveni se non prendiamo quei pochissimi resiani che si autodefiniscono, ora resiani, poi sloveni, qualche volta anche italiani, il tutto condito da un miscuglio di identità non meglio identificata.
>Questa attualmente è la situazione in cui Resia e resiani si trovano a convivere, una situazione di convivenza in cui pochissimi “furbi” hanno messo nel “sacco” tutti gli altri resiani.
Tratto da Facebook, Articolo di Franco Tosoni
MUSICA ORIGINALE RESIANA
A volte le sorprese possono arrivare anche a distanza di anni, probabilmente questa scoperta non è mai stata evidenziata e denunciata, ma per una coincidenza in occasione di una confidenzale riflessione con la figlia del principale protagonista, è emerso quanto vado a raccontare.
Nell'anno 1977 viene registrata, presso lo Studio A.V.F di NIMIS (UD) – REGISTRAZIONI E PRODUZIONI MUSICALI, una cassetta musicale con il titolo: “TE' ROSAYANSKE PLESE – ZITIRA GIUANKALA NÜ RYKARDO NJU BUNKULA” I protagonisti della registrazione di questa cassetta, anno 1977, furone: Di Lenardo Giovanni “Guankala” e Coss Riccardo “Nieu”, gli stessi che appaiono nella fotografia che allego. Da uno scritto, che viene allegato, si evidenzia che i protagonisti, per l'acquisto di n. 10 cassette, pagarono lire 34.000 + lire 3.500 di bollo, per complessive lire 37.500. Qualche tempo dopo, qualcuno di oltre confine, saputo di questa registrazione, si presentò presso lo Studio A.V.F. di NIMIS, presentandosi non so come, ma dal titolare dello Studio fu scambiato come appartenente al Gruppo Folkloristico Val Resia, così in quel modo ottenne gratuitamente una copia di quella cassetta. Questo vuoi dire, e ci insegna che, o con la compiacenza, o con l'inganno, gli specialisti del tarocco, del contraffare, dell'alterare la nostra musica e la nostra danza, vogliono avere tutto sotto controllo, a tal punto che tutta la nostra dotazione a corredo, sia musicale che danzerina, così tutto il materiale documentale più prezioso, che i nostri predecessori ci hanno lasciato in eredità, possa essere manipolata a piacimento.
>Franco Tosoni
Tratto da Facebook, Post a cura di Franco Tosoni
domenica 30 marzo 2025
Cosa sono gli hotspot linguistici?
"""Le lingue in via di estinzione sono spesso raggruppate in piccole aree geografiche. Queste aree sono Hotspot Linguistici, luoghi con:
Elevata diversità genetica - La maggior parte dei resoconti sulla diversità linguistica guarda solo al numero grezzo di lingue in un'area. Il nostro calcolo della diversità genetica considera anche quante unità genetiche sono rappresentate. Un'unità genetica è un raggruppamento come le lingue romanze (francese, spagnolo, italiano, portoghese, ecc., tutte discendenti dal latino).
Osservando la diversità genetica, troviamo aree che necessitano di uno studio scientifico cruciale. Quando un'intera unità genetica muore, perdiamo molte più informazioni che se perdiamo un ramo di una famiglia ma non i suoi parenti stretti. Ad esempio, se tutti i parlanti portoghese morissero, perderemmo molte informazioni, ma potremmo imparare molto sulla lingua studiando lo spagnolo. Se tutte le lingue romanze scomparissero, però, non saremmo in grado di imparare molto su di esse, anche studiando lingue più lontane come il tedesco.
Alti livelli di pericolo - Il pericolo linguistico non può essere misurato con precisione. Il numero di parlanti non determina necessariamente quanto sia in pericolo una lingua. Se questi parlanti includono bambini piccoli e la lingua è usata in tutti gli aspetti della vita quotidiana, allora alcuni parlanti possono mantenere una lingua. Una lingua con solo parlanti anziani che non è stata trasmessa alle generazioni più giovani può essere in pericolo. Usiamo una scala a cinque stelle per classificare la messa in pericolo. I livelli in questa classifica sono:
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