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Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

martedì 31 marzo 2026

Lingua Resiana : "Fonema"

C'è un concetto senza cui il tuo smartphone non capirebbe una parola di quello che dici.

Si chiama fonema. Ed è nato in una vallata di montagna vicino a Udine, ascoltando contadini che parlavano un dialetto che quasi nessuno conosceva.

Siamo nel 1873. Un linguista polacco di 26 anni, Jan Baudouin de Courtenay, sale in Val Resia, nelle Alpi friulane, con carta e penna.

Non ci va per caso. Quel fondo di valle nasconde qualcosa di raro: una comunità che parla uno slavo arcaico, rimasto isolato per secoli tra le montagne del Friuli, senza contaminazioni, senza evoluzioni forzate.

Un fossile linguistico vivo.

Baudouin de Courtenay ci torna nel 1873 e poi ancora nel 1877. Registra, trascrive, analizza ogni suono. E a un certo punto si accorge di qualcosa che nessuno aveva mai formalizzato prima.

I suoni reali che la gente produce con la bocca — ogni storpiatura, ogni accento, ogni variante — non sono la lingua. Sono il rumore di superficie.

Sotto, c'è qualcosa di più stabile: un'unità mentale astratta, un'immagine sonora che il cervello usa per costruire il significato.

Quello è il fonema.

Nel 1875, nella sua tesi di dottorato intitolata Opyt fonetiki rez'janskich govorov — traducibile come Saggio di fonetica dei parlari resiani — Baudouin de Courtenay formalizzò questo concetto per la prima volta nella storia della linguistica.

Non lo fece in un ateneo di Parigi. Non lo fece a Oxford o a Berlino.

Lo fece partendo dai dati raccolti in una valle alpina che sulla maggior parte delle mappe non esiste nemmeno.

E qui arriva il bello.

Quello stesso concetto — nato ascoltando l'armonia vocalica dei parlari resiani — è poi diventato il mattone fondamentale di tutta la linguistica strutturale del Novecento. Ferdinand de Saussure, la Scuola di Praga, Roman Jakobson: tutti debitori, direttamente o indirettamente, di quella spedizione sul campo.

Oggi il fonema è alla base del riconoscimento vocale, dei software di traduzione automatica, della sintesi del parlato.

Il dialetto resiano è ancora parlato in Val Resia da qualche centinaia di persone. Baudouin de Courtenay lo sapeva già nel 1873: certe cose marginali contengono più informazioni di quelle centrali.

In breve:

Nel 1873 il linguista polacco Jan Baudouin de Courtenay sale in Val Resia (Udine) per studiare un dialetto slavo arcaico isolato>

Dalla sua tesi del 1875 nasce il concetto scientifico di 'fonema': l'unità mentale astratta che sta sotto i suoni reali del linguaggio.

Quel concetto, elaborato su dati friulani di montagna, è oggi la base della linguistica moderna e della tecnologia vocale.

Tratto dalla pagina facebook "Quel che non sapevi"

Alba in Val Resia

(Foto modificate nei colori)

venerdì 27 marzo 2026

IL PADRE DI "LIPA MA MARIZA"

Forse non tutti conoscono il nome di chi ha realizzato la canzone resiana "LIPA MA MARIZA", da essere considerata un inno resiano alla musica.

Questa canzone l'ha realizzata Vittorio Micelli, porta il suo nome, ma non mi risulta che venga menzionato nelle varie manifestazioni in cui la musica e la canzone "LIPA MA MARIZA" chiude l'esibizione dei danzerini del Folklore Resiano.

Poche parole per ricordare Vittorio Micelli.

Era il papà di Flavio Micelli, scomparso recentemente, e di altri tre figli, abitava anche lui nella località Tigo.

Un ricordo sarebbe consigliabile farlo, come sarebbe opportuno assegnarli qualche attestazione alla memoria. Questo è un mio pensiero.

GRAZIE VITTORIO.

Tratto dal gruppo facebook "IO SONO E MI SENTO RESIANO"

Aricolo di Franco Tosoni

martedì 17 marzo 2026

Lingua Resiana .... e l'inquinamento Filo Sloveno sistematico

Da sapere:

Farmačist je truden, ma trëbë počet, śajitö Farmačïja na ći bet śaǵana od 23.03 dardu 28.03.

Farmačist je truden, ma trëbë počet śajitö an ghre w počuwalza.

“la farmacia sarà chiusa per ferie dal 23.03 al 28.03.” “PUČÏTNIZE” (= ferie), parola che è stata scritta nel volantino che sembrerebbe redatto dall'attuale Amministrazione Comunale, è una parola slovena. [....niente da fare …cadono sempre lì]

giovedì 5 marzo 2026

LINGUA RESIANA

Forse non tutti sanno che: nelle Alpi Giulie, in Friuli, c'è una valle dove si parla una lingua che nessuno riesce ancora a catalogare con certezza. Non è un modo di dire. È uno stato ufficiale della linguistica mondiale. />Si chiama resiano.p/> />Lo parlano circa 1200 persone sparse in sette villaggi della Val Resia, ai confini nord orientali dell'Italia. Lo fanno da almeno 1.400 anni. La val Resia è rimasta tagliata fuori dal resto del mondo per secoli. Non per scelta, ma per geografia: fino all'inizio del Novecento non ci arrivava nemmeno una strada carrozzabile.p/> Per entrare o uscire dalla valle si andava a piedi o a cavallo. Punto. Quell'isolamento totale ha fatto una cosa straordinaria: ha congelato la lingua. Il resiano discende da insediamenti slavi altomedievali nelle Prealpi Giulie, verosimilmente contemporanei alla stessa ondata migratoria che generò il gruppo etnico sloveno. Ma mentre lo sloveno si evolveva a contatto con altre lingue e culture, il resiano è rimasto fermo, incapsulato, lontano da tutto.

Il risultato è un idioma con una struttura del vocabolario unica: secondo le analisi glottologiche, su 100 parole resiane circa 40 sono comuni a tutte le lingue slave, 20 sono puramente resiane - cioè non esistono da nessun'altra parte - e 30 sono parole straniere adattate al sistema fonologico locale.

Aspetta. 20 parole su 100 non hanno paralleli in nessun'altra lingua slava conosciuta. In un'epoca in cui si credeva di aver mappato tutto, il resiano ha un vocabolario parzialmente irriducibile. E qui nasce il problema che tormenta i linguisti da decenni: cos'è esattamente il resiano?

Un dialetto sloveno arcaico, o una lingua slava del tutto indipendente?

L'Università di Lubiana e l'Accademia d'Arte di Lubiana si sono schierate: secondo i loro criteri, il resiano è classificabile tra i dialetti della lingua slovena. La legge italiana 482 del 1999 e la legge 38 del 2001 lo tutelano come variante slovena, permettendo persino l'insegnamento del dialetto nelle scuole. Ma i resiani stessi, storicamente, hanno sempre rivendicato qualcosa di diverso. Una peculiarità linguistica e culturale che non si sente slovena.

Nel 2007 il consiglio comunale di Resia ha approvato una delibera per riconoscere ufficialmente questa distinzione. Nel frattempo, la teoria più accreditata suggerisce che il resiano sia un idioma di transizione tra i dialetti carinziano e litorale - un continuum linguistico spezzato tra il XII e il XIV secolo, quando la romanizzazione della Valle del Fella ha interrotto ogni contatto con le varietà slave vicine. In altre parole: una frattura medievale ha prodotto una lingua-isola. Una lingua che oggi l'Istituto Cultura Resiana cerca di preservare attraverso un archivio di circa 790 registrazioni - canti, narrazioni, fiabe, raccolte dalla viva voce degli ultimi parlanti. La risposta ufficiale su cosa sia il resiano non esiste ancora. E intanto i parlanti diminuiscono.

In breve: il resiano è una lingua/dialetto slavo parlato da circa 1200 persone in Val Resia (Friuli) con origini altomedievali. L'isolamento geografico totale - nessuna strada carrozzabile fino al '900 - ha conservato caratteristiche linguistiche arcaiche uniche. Il dibattito accademico sulla sua identità (dialetto sloveno contro lingua indipendente) è ancora aperto e irrisolto.

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