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Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

venerdì 19 agosto 2016

Figli e Figliastri - Gilberto Barbarino

Ricevo e volentieri pubblico:

Articolo di Gilberto Barbarino

FIGLI E FIGLIASTRI di Gilberto Barbarino Siamo proprio contenti per la massiccia partecipazione alle nostre iniziative della popolazione resiana. Abbiamo raccolto molto di più di quanto ci aspettavamo alla vigilia, nonostante il brutto tempo in cui abbiamo operato e le poche ore a disposizione.
                                                              Grazie Resia!

E’ evidente che la nostra gente sente il problema della sua vera identità e vuole giustizia per i Resiani. Però, alcuni di coloro che si sono astenuti hanno palesato scarsissima conoscenza di come stanno veramente le cose in Valle.




Ripetiamo, perciò, in sintesi, quanto avvenuto in negativo da noi negli ultimi sedici anni.
Quattro consiglieri di minoranza, con una motivazione a dir poco azzardata, hanno chiesto ed ottenuto – pur in assoluta mancanza dei requisiti all’uopo richiesti – l’inserimento del Comune di Resia nella tabella annessa alla L. 38/01 che, come noto, tutela solamente la lingua slovena, adducendo che:
“….é tradizionalmente presente in lingua, cultura e tradizioni la realtà linguistica resiana che fa riferimento alla minoranza slovena”,
soggiungendo che
“il Comune di Resia risulta già compreso nell’ambito di applicazione delle norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche cui alla L.482/1999, nonché di far parte dell’Assemblea degli eletti di lingua slovena”. 

Ciò è palesemente, provatamente non vero. I Resiani non hanno mai condiviso con la Slovenia né territorio, né storia, né tradizioni, né lingua e recenti esami riguardanti la genetica hanno rivelato che i Resiani sono dotati di genoma unico in Europa e, pertanto, essi non sono nemmeno lontani parenti degli Sloveni.

Eccellenti linguisti di fama mondiale (B. de Courtenay, Hamp, Browne, Dulicenko) hanno affermato essere il resiano un’interessantissima lingua slava arcaica che non potrà mai essere considerata dialetto sloveno in quanto la sua origine è indipendente dallo sviluppo della lingua slovena, soggiungendo che chiunque affermi che il resiano è un sottoprodotto dello sloveno è in malafede o non si è attivato abbastanza.

Alcuni giovani linguisti di parte hanno indicato il resiano come una varietà del vetero-sloveno: un abbaglio cercato cavalcando l’apporto dei monaci carniolini inviati in Valle dagli Abati di Moggio, portandoci, con poco altro, il nome dei giorni della settimana e il duale di Costantino/Cirillo (attivato dai Resiani unicamente per la 1^ pers. pl.); ma ciò è avvenuto a partire dal XIII sec., cinquecento anni dopo l’ingresso in valle dei Resiani.

Nonostante tale falso sia stato più volte evidenziato, i filosloveni resiani continuano nella loro opera demolitrice dell’identità e della nostra cultura in favore della slovenizzazione della Valle di Resia e a prendere per i fondelli la popolazione resiana: attirano nella loro rete i valligiani con lo specchietto degli aiuti economici, la carta d’identità bilingue (che certifica il titolare come bastardo), l’esaltazione della bontà della L.38/01, indicata come risolutrice dei vari problemi nostri (scuola, sostegno alle associazioni, chiese, manifestazioni, ecc.)

Esaltano i partigiani indicati sulla lapide posta nel Cimitero di Oseacco – puntualmente commemorati ogni anno come portatori di democrazia e libertà – ma non ricordano mai ai Resiani gli episodi che hanno caratterizzato in negativo quel periodo storico e glissano sul fatto che nessun partigiano sloveno è mai caduto in combattimento contro i tedeschi sul nostro territorio e che nessun partigiano sloveno è mai stato sepolto nel Cimitero oseacchese; ignorano volutamente gli eccidi di Porzus, di Bosco Romagno, di Planina Bala e delle foibe; non citano mai i cittadini resiani giustiziati in modo esecrabile nel 1945, malgrado essi non si siano in nessun modo macchiati di crimini contro la Slovenia.

I filosloveni resiani ignorano per partito preso le dichiarazioni dell’agente inglese Thomas Mac Pherson, in missione nel nordest d’Italia negli anni 1943/45: “Gli Sloveni hanno accusato l’Osoppo di capitalismo, fascismo e di connivenza con i tedeschi.

Hanno arrestato e scacciato le staffette dell’Osoppo e piccoli distaccamenti. Hanno fatto sapere ai tedeschi le posizioni dell’Osoppo e i loro movimenti. Solo per caso gli inglesi sono scampati all’eccidio compiuto a Porzus dai GAP comunisti, che avrebbero avuto l’ordine scritto di eliminare anche la missione inglese” e quanto la Federazione comunista di Udine il 6/7 aprile 1945 diffuse con volantino contenente, tra l’altro, frasi esplicite riguardanti il confine italojugoslavo:

”L’Armata Rossa di Stalin, dopo aver tenuto testa da sola al nazifascismo, ora ha ormai definitivamente sconfitto le orde di Hitler e si appresta, attraverso la Slovenia. a liberare anche questo Friuli, che è legato alla Slovenia indissolubilmente da secoli. Friulani! Dovete comprendere che il diritto dei nostri fratelli sloveni a raggiungere il sacro confine del Tagliamento è pienamente giustifi cato da ragioni storiche, geografi che ed etniche”.

Per questa solidarietà verso gli sloveni, i comunisti italiani riceveranno poi il premio a Goli Otok. Peraltro, è assurdo e inaccettabile che la Casa di Cultura e il Gruppo Folkloristico, vera essenza della nostra cultura, vengano gestiti da quattro filosloveni che demoliscono e massacrano la cultura resiana in favore di quella slovena. Non è lecito che associazioni resiane di qualsivoglia fede, appartenenza, finalità e colore, appaiano in siti web, pubblicazioni, scritti, progetti, manifestazioni pubbliche e private, come appartenenti alla minoranza slovena: ciò rappresenterebbe un palese furto d’identità.

E’ condannabile sotto ogni profilo il fare scarabocchi sull’importantissimo Atlas delle lingue in pericolo di estinzione edito dall’UNESCO. E’ imperdonabile l’errore di attribuire a semisconosciuti cappellani domestici la paternità del “Monumento del Resiano” di cui è universalmente riconosciuto quale autore indiscusso il grande Parroco don Francesco Gallizia.

E’ assai discutibile dichiarare privato – per comodità personale – il museo che mostra oggetti resiani, per lo più donati dalla gente, sito in manufatto pubblico, per il quale si ricevono cospicui contributi provenienti dalle casse della minoranza slovena, denari usciti dalle tasche dei contribuenti italiani. Ma che razza di leggi ci impongono: con un minus della minoranza i filosloveni fanno quello che gli pare e piace in Valle, ancorché sulla base di una bugia spalmata nel tempo.

Ed è vera cattiveria politica: soldi a palate per coloro che demoliscono la nostra identità in favore del progetto di slovenizzazione e a noi che cerchiamo di salvare il salvabile del prezioso patrimonio culturale che ci hanno lasciato i nostri Padri: critiche e porte in faccia.

3 commenti :

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  2. Io non devo prendere le difese di nessuno, tanto meno per la persona che ha scritto l'articolo, sarà lo stesso interessato, se lo riterrà opportuno farlo e risponderti, ma visto che hai citato voi, quindi noi, noi siamo solo quelli che vogliamo far emergere la verità a non la falsità. I discorsi, a dirla in breve,saranno anche beceri, ma sono concreti e tendenzialmente resiani, se poi uno non sa leggere e interpretare il senso del discorso, allora la questione è patologica e di parte. Voi, noi, Resia non la stiamo irrimediabilmente italianizzando, visione celeste degli immacolati resiani/sloveni, ma siete noi, voi che Resia la state inevitabilmente e fatalmente slovenizzando.

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