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venerdì 19 agosto 2016

L’oro di Resia, o quasi, lo Strok

Ricevo e volentieri pubblico:

Articolo di Franco Tosoni

Cambiano le abitudini nel tempo, specialmente quando ci sono degli interessi di mezzo. Un tempo lo strok era considerato alla stessa misura che oggi si considera la patata oppure il fagiolo. Ogni famiglia lo coltivava in funzione del proprio fabbisogno domestico ed era considerato un elemento utile per integrare e dare un senso a certe pietanze, come viene fatto oggi, forse con un po’ più di originalità. Poi si è scoperto che aveva delle proprietà che, coltivato in altri luoghi, non aveva: la sua tipicità, il suo profumo e la sua dolcezza nel rendere più gustoso il cibo.


Qualche anno fa, visitando la mostra dell’aglio presso una sala del Centro Visite del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, l’addetto mi invitò a sentire il tipico profumo di questa piccola pianta bulbosa. Gentilmente gli ho risposto che quel tipico profumo lo conoscevo molto bene perché,  dopo tanti anni, me lo sentivo ancora addosso, visto tutte le volte che mia mamma mi legava una coroncina attorno al collo perché avevo i vermi. Dicevano che l’aglio aveva anche questa proprietà, che quel suo tipico profumo non permetteva al verme di risalire fino in gola e causarti il tuo soffocamento. Per tanti anni non volevo più sentire parlare di aglio tanto ero stato nauseato dal suo profumo. Adesso sono tornato ad apprezzare queste sue proprietà e tutti i suoi prodotti derivati.
Ma torniamo al nocciolo della questione per considerare questo prodotto. La considerazione consiste nella sua produzione e nella sua commercializzazione. Quest’anno ha avuto luogo una festa dedicata esclusivamente all’aglio di Resia ed è stata  una giornata davvero interessante. Certamente, proponendo questa festa,  si è voluto ulteriormente far conoscere questa sua  tipicità ad un pubblico ancora più vasto. La grande affluenza di persone intervenute alla festa ha già dimostrato il suo grande interesse, e credo che quel quantitativo di aglio  scorto sulle bancarelle, alla fine, sia stato tutto venduto. Questa è la situazione sommaria di quanto è successo quel giorno perché la maggior parte del prodotto era già stato piazzato a dovere, venduto anticipatamente ad una clientela selezionata. Devo sottolineare, inoltre, che  non tutto l’aglio coltivato e prodotto aveva preso questo percorso. Poco  prima del suo raccolto c’è stata una parte che ha preso strade diverse, illegalmente diverse, frutto di alcune ruberie notturne. Tutto questo qualche anno fa, forse, non sarebbe successo, e la ragione consiste nel fatto che questo prodotto, a quel tempo, aveva scarsa o nulla commerciabilità per la sua poca visibilità. Adesso l’aglio di Resia è diventato frutto di interesse e la sua attenzione ha fatto sì che per averlo uno lo paga ad un prezzo interessante. Per questo motivo, quindi,  è ragionevolmente evidente che è diventato ormai un prodotto ricercato e, desumo, che in questo caso  è pensabile, senza ombra di dubbio, che la domanda, visto il suo valore, supera abbondantemente l’offerta, pertanto, in virtù di questa analisi,  si può benissimo pensare che,  te rosaijanski strok, è da ritenere come l’oro di Resia, o quasi.

Franco Tosoni

3 commenti :

  1. Aspettiamoci una italianizzazione imminente, lo strok presto diventerà strocco, come Knez è stato trasformato in Chinese, ad esempio...

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    1. Andrea, penso che tu sia ancora nell'età lavorativa e vieni pagato con euro "italiani", non credo che tu percepisca euro "sloveni" o "slavi", come penso che lo strok "resiano" abbia già un nome in italiano, aglio, almeno così penso, se per te va bene, se poi lo vuoi cambiare in "strocco", quello sarà solo ed esclusivamente affare tuo. Il tuo cognome originario come veniva scritto nella lingua slava e non slovena? Fammelo sapere.

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