ROSAJANSKI DOLUNO - Dulïna se nalaža tu-w Reġuni Friuli-Venezia Giulia. Göra Ćanïnawa na dilä di mërä ta-mi to Laško anu to Buško nazijun.


IL SITO DEDICATO A TUTTO IL POPOLO RESIANO CHE TENACEMENTE CONTINUA A DIFENDERE LINGUA,CULTURA E TRADIZIONE


Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

mercoledì 17 maggio 2017

Gli antropologi russi pronti a studiare le origini dei resiani

Due professori dell’Accademia delle Scienze confronteranno i risultati genetici e le misure dei volti con quelle degli slavi antichi. Ripercorrono le orme degli slavi che si insediarono nella valle. Catalogheranno il materiale genetico e i resti ossei nel cimitero.

La parlata è simile al linguaggio di alcune zone della Russia, i tratti somatici degli abitanti della Val Resia si possono confondere con quelli delle genti della steppa e i documenti confermano la presenza delle popolazioni slavo-arcaiche ai piedi del Canin, dal 600 dopo Cristo.
Passano i millenni, ma la storia resta e due ricercatori dell’Istituto di etnologia e antropologia dell’Accademia delle scienze russe ripercorrono le strade che nell’antichità portarono gli slavi in quell’angolo di terra che custodisce paesaggi e tradizioni uniche. Giunti a Resia nei giorni scorsi, Stefania Zini e Nikita Khokhlov cercano le assonanze linguistiche, studiano i profili genetici e culturali dei resiani per confrontarli poi con quelle dei popoli russi. E se le origini dei resiani sono legate agli slavi antichi, l’obiettivo è capire da quale regione della Russia provenivano i loro avi. La ricerca partirà dal cimitero più antico della valle, quello della pieve di Prato di Resia. È lì che i ricercatori vorrebbero scavare per catalogare il materiale osseo.

sabato 13 maggio 2017

Incontro delegazione russa

Giovedì 11 maggio alla presenza del Sindaco Sergio Chinese, vicesindaco Cristina Buttolo e all'assessore Francesca Beltrame si è tenuto nel Municipio di Resia un incontro con una delegazione Russa,tra cui un'antropologa.
All’incontro ha partecipazione una delegazione di ITVR, il Presidente Alberto Siega, Dino Di Lenardo e Carlo Altomonte.
Presente anche la giornalista del Messaggero Veneto dott.ssa Giacomina Pellizzari.

Il Sindaco Chinese ha illustrato ampiamente la specificità Resiana, relativamente al Patrimonio Storico, Culturale e Linguistico, evidenziando l'imposizione della minoranza slovena.

Nel proseguo dell’incontro il Sindaco ha evidenziano l'iniziativa dell'Associazione ITVR per il gemellaggio con Fryazino, Città Russa, esprimendo l'interesse di coronare un dialogo di amicizia e di collaborazione fra i due paesi gemellati.

Altro argomento di grande interesse è stato il progetto di una ricerca storica a Resia, che ha suscitato l’attenzione dell'antropologa e la conseguente sua adesione all'iniziativa, che presenta però le usuali difficoltà dovute alla burocrazia e alla necessità di reperire finanziamenti per la buona riuscita (si spera in finanziamenti nazionali ma anche privati).

All’incontro con la delegazione Russa, ha fatto seguito un brindisi di benvenuto presso l'Albergo alle Alpi, seguita da una cena privata col sindaco.

giovedì 11 maggio 2017

Lingua Resiana - Semplicemente Resiana

PROPOSTA DI LEGGE N. 189

Presentata dal consigliere Novelli per la modifica della legge regionale n. 26/2007 “Norme regionali per la tutela della minoranza linguistica slovena”.

Identità e Tutela Val Resia, in occasione dell'audizione alla V commissione regionale a Trieste il 9 maggio, ha sottolineato ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, che Resia e il resiano devono essere svincolati dalla legge che li associa alla minoranza slovena, chiedendo al Presidente dott. Martines ed ai consiglieri della V commissione l'impegno del riconoscimento del resiano come lingua autonoma. Ha ribadito che la creazione di un nuovo Istituto per il sostegno, la tutela nonché la valorizzazione della lingua resiana, nell’ambito della Legge regionale n. 26/2007, crea un doppione che non favorisce il resiano ma lo rende ancor più vincolato alla cultura e lingua slovena, mentre per tutelarlo veramente è necessario che sia indipendente da qualsiasi influenza estranea.

martedì 25 aprile 2017

25 Aprile: Festa della Liberazione?

CARTA DI CHIVASSO

La Dichiarazione dei Rappresentanti delle Popolazioni Alpine, nota anche come Dichiarazione o Carta di Chivasso è un documento elaborato e firmato il 19 dicembre 1943, durante un convegno clandestino da esponenti della Resistenza antifascista delle valli alpine. I firmatari furono: i valdostani Emile Chanoux (ucciso in carcere dai nazi-fascisti) (foto)
ed Ernst Page rappresentanti del movimento Jeune Vallèe d’Aoste, che insieme al movimento Ligue Valdotaine, si batteva per la difesa dell’identità valdostana e quattro rappresentanti delle valli valdesi: Osvaldo Coïsson e Gustavo Malan, venuti da Torre Pellice, e Giorgio Peyronel e Mario Alberto Rollier, rispettivamente dell'Università e del Politecnico di Milano.
Ciò che ritengo ammirevole nei partecipanti, che con questo documento delinearono con precisione e lucidità come si sarebbe dovuto realizzare un sistema politico federale e repubblicano su base regionale e cantonale, è il coraggio manifestato nel difendere e divulgare le loro idee ed i loro ideali nonostante il clima di guerra civile in cui si trovavano a vivere. A fronte di ciò credo che possa essere loro perdonato un piccolo richiamo al Risorgimento.
Questo documento potrebbe stimolare gli indipendentisti di oggi affinchè trovino la forza di superare le divergenze che li dividono e che non consentono la generazione di una massa critica di entità tale da potersi opporre all’unico vero nemico: lo stato italiano.

Dichiarazione dei Rappresentanti delle Popolazioni Alpine
Noi, popolazioni delle Vallate Alpine,
CONSTATANDO

che i venti anni di malgoverno livellatore ed accentratore sintetizzati dal motto brutale e fanfarone di «Roma Doma», hanno avuto per le nostre Valli i seguenti dolorosi e significativi risultati:

  • OPPRESSIONE POLITICA, attraverso l’opera dei suoi agenti politici ed amministrativi (militi, commissari, prefetti, federali, insegnanti), piccoli despoti incuranti ed ignoranti di ogni tradizione locale, di cui furono solerti distruttori;
  • ROVINA ECONOMICA, per la dilapidazione dei loro patrimoni forestali ed agricoli, per l’interdizione dell’emigrazione con la chiusura ermetica delle frontiere, per la effettiva mancanza di organizzazione tecnica e finanziaria dell’agricoltura, mascherata dal vuoto sfoggio di assistenze centrali, per la incapacità di una moderna organizzazione turistica rispettosa dei luoghi, condizioni tutte che determinarono lo spopolamento alpino;
  • DISTRUZIONE DELLA COLTURA LOCALE, per la soppressione della lingua fondamentale del luogo, là dove esiste, la brutale e goffa trasformazione in italiano dei nomi e delle iscrizioni locali, la chiusura di scuole e di istituti autonomi, patrimonio culturale che è anche una ricchezza ai fini della migrazione temporanea all’estero.
AFFERMANDO
  • che la libertà di lingua, come quella di culto, è condizione essenziale per la salvaguardia della personalità umana;
  • che il federalismo è il quadro più adatto a fornire le garanzie di questo diritto individuale e collettivo e rappresenta la soluzione dei problemi delle piccole nazionalità e minori gruppi etnici, e la definitiva liquidazione del fenomeno storico degli irredentismi, garantendo nel futuro assetto europeo l’avvento di una pace stabile e duratura;
  • che un regime repubblicano democratico a base regionale e cantonale è l’unica garanzia contro un ritorno della dittatura, la quale trovò nello Stato monarchico accentrato italiano lo strumento, già pronto, per il proprio predominio sul paese;
  • che in tale regime democratico–federale i ceti dei lavoratori devono vedere sicuramente salvaguardati i loro diritti con le opportune autonomie operaie aziendali in modo da impedire ogni ritorno capitalistico; fedeli allo spirito migliore del Risorgimento.
DICHIARIAMO quanto segue.
  • AUTONOMIE POLITICO–AMMINlSTRATIVE:
1.     Nel quadro generale del prossimo Stato italiano, che, economicamente ed amministrativamente auspichiamo sia organizzato con criteri federalistici e che politicamente vogliamo basato sui principi democratici, alle Vallate Alpine dovrà essere riconosciuto il diritto di costituirsi in Comunità politico–amministrative autonome sul tipo cantonale.
2.     Come tali, ad esse avranno comunque assicurato, quale che sia la loro entità numerica, almeno un posto nelle Assemblee legislative regionali e nazionali.
3.     L’esercizio delle funzioni politiche ed amministrative locali, comunali e cantonali, dovrà essere affidato ad elementi originari del luogo o aventi ivi una residenza stabile di un determinato numero di anni che verrà fissato dalle assemblee locali.

  • AUTONOMIE CULTURALI E SCOLASTICHE:
Per la loro posizione geografica di intermediarie fra diverse culture, per il rispetto delle loro tradizioni e della loro personalità etnica, e per i vantaggi derivanti dalla conoscenza di diverse lingue, nelle Valli Alpine dovrà essere pienamente rispettata e garantita una particolare autonomia culturale e linguistica consistente nel:
    1. Diritto di usare la lingua locale, là dove esiste, accanto a quella italiana in tutti gli atti pubblici e nella stampa locale.
    2. Diritto all’insegnamento della lingua locale nelle scuole di ogni ordine e grado con le necessarie garanzie ai concorsi perchè gli insegnanti risultino idonei a tale insegnamento. L’insegnamento in genere sarà sottoposto al controllo ed alla direzione di un consiglio locale.
    3. Ripristino immediato di tutti i nomi locali.
  • AUTONOMIE ECONOMICHE:
Per facilitare lo sviluppo dell’economia montana e conseguentemente combattere lo spopolamento delle Vallate Alpine, sono necessari:
    1. Un comprensivo sistema di tassazione delle industrie che si trovano nei cantoni alpini (idroelettriche, minerarie, turistiche e di trasformazione, ecc.), in modo che una parte dei loro utili torni alle Vallate Alpine e ciò indipendentemente dal fatto che queste industrie siano o meno collettivizzate.
    2. Un sistema di equa riduzione dei tributi variabile da zona a zona a seconda della ricchezza del terreno e della prevalenza di agricoltura, foresta o pastorizia.
    3. Una razionale e sostanziale riforma agraria comprendente:
      • l’unificazione della proprietà familiare agraria, oggi troppo frammentaria, allo scopo di ottenere un miglior rendimento delle aziende, mediante scambi e compensi di terreni e mediante una legislazione adeguata;
      • l’assistenza tecnico–agricola esercitata da elementi residenti sul luogo ed aventi, ad esempio, delle mansioni di insegnamento nelle scuole locali, di cui alcune potranno avere carattere agrario;
      • il potenziamento da parte dell’autorità locale della vita economica mediante libere cooperative di produzione e consumo.
    4. Il potenziamento dell’industria che conduce alla formazione di un ceto operaio evoluto e capace. A questo scopo si potranno anche affidare, ove occorra, all’amministrazione regionale o cantonale, anche in caso di organizzazione collettivistica, dell’artigianato, il controllo o l’amministrazione delle aziende aventi carattere locale.
    5. La dipendenza delle opere pubbliche locali dall’amministrazione cantonale ed il controllo di quest’ultima su tutti i servizi e concessioni aventi carattere pubblico.
Questi principi, noi rappresentanti delle Valli Alpine, vogliamo vedere affermati da parte del nuovo Stato italiano, così come vogliamo che siano affermati anche nei confronti di quegli italiani che sono o potrebbero venire a trovarsi sotto dominio politico straniero, e li proclamiamo oggi con la sicura coscienza di servire così gli interessi e le aspirazioni di tutti coloro che, come noi, credono negli ideali di libertà e di giustizia.
Chivasso, 19 dicembre 1943

martedì 4 aprile 2017

Resiani: Solidarietà al Popolo Russo

Identità e Tutela Val Resia -ITVR-, a nome di tutti i Resiani, porge le più sentite condoglianze a tutto il Popolo Russo colpito per l'ennesima volta da un atroce attentato.
In particolare un abbraccio al Console Carlo Andrea Dall'Ava e alla sua Assistente Elena Toukchoumskaia e a tutto il personale del Consolato Onorario della Federazione Russa di Udine.


sabato 1 aprile 2017

Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 settembre 2013 sulle lingue europee a rischio di estinzione e la diversità linguistica nell'Unione europea (2013/2007(INI))

Entschließung des Europäischen Parlaments vom 11. September 2013 zu vom Aussterben bedrohten europäischen
Sprachen und die Sprachenvielfalt in der Europäischen Union (2013/2007(INI))

Il Parlamento europeo,

– visti gli articoli 2 e 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea,

– visti gli articoli 21, paragrafo 1, e 22 della Carta dei diritti fondamentali,

– visto lo studio Euromosaic della Commissione europea che prende atto della scomparsa delle lingue europee perché i dispositivi attualmente in vigore non consentono di tutelarle,

– vista la Convenzione dell'Unesco del 17 ottobre 2003 per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, che comprende le tradizioni e le espressioni orali, tra cui la lingua come vettore del patrimonio culturale immateriale,

– vista la Convenzione dell'Unesco, del 20 ottobre 2005, sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali,

– visto l'Atlante mondiale delle lingue in pericolo dell'Unesco  (Resiano),

venerdì 31 marzo 2017

Cimitero Militare a Resia

Ricevo e volentieri Pubblico
Articolo a cura di Tosoni Franco

Articolo apparso sul Bollettino Parrocchiale – Marzo-Aprile 1970 a firma di Aldo Madotto.

Vorrei sottolineare due passaggi di questo articolo.  

“I resti dei 58 Caduti saranno esumati nel prossimo mese di maggio, depositati in cassette-ossario, e traslati nel Cimitero Militare di Palmanova, dove troveranno definitiva sistemazione” 

“Il fatto di questa traslazione è degno di ammirazione: tutti questi caduti sparsi un po' dovunque in tutte le parti del Friuli, troveranno finalmente sepoltura più degna.” 

Troveranno sepoltura più degna perché la terra di Resia, dove avevano combattuto e caduti in questa prima Guerra Mondiale, forse non era degna di accettarli e onorarli? Con questo atto è stata cancellata una parte della nostra storia sui fatti accaduti durante la Grande Guerra, a testimonianza dei valori qui espressi dei Caduti di entrambi gli schieramenti; italiani e austroungarici.






Ripensando a questo articolo e a quella manifestazione

Ricevo e volentieri pubblico
Articolo a firma di Franco Tosoni

“Rezija ma, ti si makoj ma” -  6 febbraio 1982

Non mi rendo ancora perfettamente conto se il titolo ha rispecchiato, in quella occasione, siamo precisamente il 6 febbraio 1982, esattamente il pensiero di ogni resiano o se era una presa per i fondelli per alcuni e la verità per altri, o era un appiglio per prendere in giro tutta la valle. Era inutile, penso, manifestare con questo titolo se poi si è dichiarato: “….Resia è solo nostra, è vero, ma non dobbiamo tenerla tutta per noi. La nostra cultura deve essere conosciuta, vista e sentita. Questa cultura non deve conoscere confini, deve spaziare da est a ovest, da nord a sud….” Io aggiungo, soprattutto a est, e adesso si vedono i risultati e le conseguenze. “Rezija ma, ti si makoj ma”, doveva essere il tema della manifestazione, organizzato per far conoscere ai resiani (?) poesie e canti composti negli ultimi tre anni da alcuni autori resiani, ma non è stato così perché con la presenza sostanziale slovena si è voluto liberamente e intenzionalmente favorire più gli ospiti che i locali, come volevasi dimostrare, appresso, con la manifestazione ripetuta il giorno dopo a Trieste presso il Teatro sloveno.