ROSAJANSKI DOLUNO - Dulïna se nalaža tu-w Reġuni Friuli-Venezia Giulia. Göra Ćanïnawa na dilä di mërä ta-mi to Laško anu to Buško nazijun.
State ascoltando, ITALY RVR Radio Val Resia.Le trasmissioni in Lingua Resiana sono a cura di Tiziano Quaglia.Saranno trasmissioni settimanali dalla Domenica fino al Sabato successivo con i seguenti orari: Ore 13:00 e Ore 21:00 tutti i giorni. Ci sarà anche una edizione notturna alle ore 03:00 per favorire gli ascolti da oltre Oceano ( ore 20-21-22 in U.S.A. e intero continente Americano).---- You are listening to, ITALY RVR Radio Val Resia.Le broadcasts Resian Language are by Tiziano Quaglia. They will be broadcast weekly from Sunday until next Saturday at the following times: 13:00 and 21:00 every day. There will also be a night edition at 03:00 order to attract listeners from overseas (20-21-22 hours in the US and the American continent)


IL SITO DEDICATO A TUTTO IL POPOLO RESIANO CHE TENACEMENTE CONTINUA A DIFENDERE LINGUA,CULTURA E TRADIZIONE


Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

lunedì 18 settembre 2017

I.T.V.R. Informa: Beni culturali di Resia

Documento all'ATTENZIONE di:

AKADEMIJA ZNANOSTI IN UMETNOSTI (SAZU) 1000 LJUBLJANA

e,p. quanto di competenza:

AL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI 
Via Del Collegio Romano 27  00186 R O M A

AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
Piazzale della Farnesina 1  00135 R O M A


Sono Franco Di Lenardo, Vice Presidente dell’Associazione in atti,  sono Resiano ed in quanto tale richiedo, per conto di questa Associazione e per quello dei miei concittadini,  a codesta Accademia quanto è nostro ed  esclusivamente Resiano.
      Dall’inizio, o anche prima, degli anni sessanta (60)  e con ogni probabilità addirittura in un periodo precedente, presso la popolazione del Comune di Resia, per conto dell’allora Repubblica Federativa di Jugoslavia, ebbe  inizio la raccolta di: canti, poesie, novelle, balli, con registrazioni, filmati e quant’altro.
     Furono persino fatte fare, da esperte donne Resiane, le calze dei ballerini e pagate  allora Lire 100.000 al paio. Tutto in uso esclusivo allo slavo popolo Resiano. Da non confondere slavo con sloveno, al quale voi siete avvezzi. Puntualizzo che i Resiani sono slavi ma non sloveni.
     Tutte le cose furono fatte con l’impegno che sarebbero poi state restituite ai Resiani, ma fino ad oggi nulla delle migliaia di registrazioni è stato restituito. Ve ne siete bel guardati, anzi avete ceduto i canti ed i balli alle vostre organizzazioni facendoli passare quale cultura slovena perché, secondo voi, i Resiani farebbero parte degli sloveni residenti in Italia. Questo è un oltraggio per i Resiani, oltre che una buffonata. Al di là delle copie dei calzettoni dei ballerini, avete copiato anche i nostri costumi.
Come detto in precedenza, tutto questo, con ogni probabilità, ebbe inizio intorno agli anni sessanta/1960.
In quegli anni ci sono stati dei personaggi, che con inganno e con un disegno ben preciso, i quali hanno fatto in modo di impadronirsi di tutta la nostra cultura, sia linguistica che artistica. Parlo, principalmente, di due personaggi chiave: Pavle Merku e Milco Maticetov, forse quest’ultimo è stato l’artefice, quello che maggiormente ha inciso su questo aspetto, unitamente a   Julius Strajnar, altro personaggio, altro saccheggiatore della nostra cultura.

Nell’anno 1962 la Rai di Trieste, di cui facevano parte le seguenti persone: Giorgio Nataletti, Valens Vodusek, Milko Maticetov, Uros Krek e Maria Sustar, registrò, per conto dell’Accademia Nazionale Santa Cecilia di Roma, parecchio materiale culturale resiano, ora gestito presso la propria sede di Roma – Archivio di Etnomusicologia.  Il materiale di cui sopra non è mai stato dato in  Roma – Archivio di Etnomusicologia.  Il materiale di cui sopra non è mai stato dato in uso ai circoli e gruppi folcloristici italiani per farne un loro uso improprio.
 Tutto il materiale raccolto dalla ex Jugoslavia, un buon lavoro, un ottimo lavoro, bisogna riconoscerlo, ma se tutto questo fosse rimasto a Resia, a beneficio della nostra comunità, gestito da noi, sarebbe stato ancora più apprezzato e gradito, ma non è stato così perché una volta, a lavoro finito,  il tutto  è stato approntato  e trapiantato,  come un pacchetto ben confezionato, compresa la nostra ingenuità, alla base di Lubiana, Centro Ricerche  Scientifiche dell’Accademia Slovena di Lubiana di Scienze ed Arti, da dove era partita probabilmente tutta l’iniziativa e da dove erano state finanziate tutte le spese per la ricerca e le registrazioni. Tutte queste registrazioni, in seguito, non sono state archiviate e custodite, come avrebbero dovuto e potuto essere, ma guarda caso, invece,  sono state messe a disposizione di tutti i circoli culturali sloveni,  quindi di tutti i vostri gruppi folkloristici, dando loro la possibilità di arricchire la loro cultura e i loro repertori, così da propagandare, a nostre spese, una cultura sottratta con inganno,  al nostro patrimonio, perché voi, a dirla con sincerità, siete poveri  culturalmente  ed è per questo che avete bisogno di attingere l’ispirazione, la grazia, da altre culture di oltre confine e farle passare poi come vostra cultura. Le vostre manifestazioni folcloristiche e canore, come potete notare, oltre aver taroccato la nostra danza, la nostra musica e le nostre canzoni, vi siete impossessati, anche di quelle carinziane e friulane, per non parlare di altro.
 Far  conoscere questa cultura, sottratta alla cultura resiana, per poi farla passare come cultura slovena. Pensate un po’ che generosi siete stati.  Al  tempo una copia di quelle registrazioni sono state donate al Museo etnografico di Malborghetto – Palazzo Veneziano, dove tutt’ora si trovano, ma non a Resia che sarebbe stata la sede più naturale. Faccio notare che tale museo è finanziato con i soldi provenienti da Lubiana, che poi sono i nostri soldi, utilizzati ed elargiti dall’Italia per le minoranze slovene in Italia.
Quelle registrazioni, considerando che circa l’80%  sono state registrate e catalogate a Resia con il contributo e la disponibilità, la lealtà e l’ospitalità della nostra gente resiana, vengono poi , ma  con quale lodevole merito e bugia, considerate:  Registrazioni delle tradizioni popolari degli sloveni in Italia, proprio così, una bella presa per i fondelli, in modo particolare e soprattutto nei nostri confronti. Fatto notare questa contraddizione, e forse lo avrà fatto anche qualche altra persona, alla direttrice di quel museo, di correggere quella dicitura in: Registrazioni delle tradizioni popolari Resiane e degli sloveni in Italia. E’ stato risposto che sono imposizioni impartite da Lubiana perché sono loro che finanziano tale museo, con i nostri soldi. Un disegno ben preciso. Una cultura, quella resiana, sottratta  a Resia, trasferita a Lubiana ed in seguito reintrodotta in Italia come  cultura tradizionale e popolare degli sloveni in Italia. Siamo stati oltraggiati per non dire derubati di un bene fondamentale per la nostra identità. Siamo mai stati noi minoranza slovena?  NO.!!!!!
Siamo qui a chiedere la restituzione del nostro patrimonio culturale che si trova presso la vostra Accademia e che è esclusivo di Resia. Il fatto che il patrimonio di Resia non fa assolutamente parte, ne della ex Jugoslavia e men che meno della Slovenia, originato proprio dalle registrazioni, canti, balli, poesie, racconti, fiabe, e quant’altro, da voi tutti catalogati. Se fosse stata  vostra cultura non avreste permesso a fare tutto ciò come voi avete fatto, perché in qualunque paese sloveno non ci sarebbero state le stesse cose di Resia. Oltre a questo anche la nostra lingua non è slovena perché una lingua arcaica come quella Resiana mai potrà essere dialetto di qualsiasi lingua moderna. Non si è mai sentito dire che una lingua arcaica è dialetto di una lingua nata in seguito alla stessa. Vorremmo far sapere che il Resiano è una lingua nata prima della nascita della Slovenia e di tutte le nazioni slave. Al tempo i cosiddetti “barbari” dai Romani, parlavano tutti una lingua simile che poi hanno modificato nelle lingue attuali. Noi Resiani con la nostra lingua arcaica ci intendiamo praticamente con tutti i paesi slavi, ma molto poco con gli sloveni, con i quali mai abbiamo condiviso nulla.
Chiediamo che quanto è presente di Resiano presso il Museo Etnografico di Malborghetto – Palazzo Veneziano – la dicitura che  accompagna debba essere cambiata in REGISTRAZIONI DELLE TRADIZIONI POPOLARI RESIANE.   Delle registrazioni degli sloveni in Italia non ce ne importa niente e potete scrivere quella che volete.
Nel frattempo abbiano iniziato a scrivere in quei paesi, Europa e resto del mondo, quando veniamo a sapere che i vostri gruppi folcloristici e cantori si esibiscono con i nostri costumi tradizionali, danzano e cantano canzoni Resiane. Facciamo inoltre sapere che non è vostra cultura perché Resia è una località che si  trova in provincia di Udine e Udine è ancora una provincia Italiana.
     Per riavere indietro quanto nostro siamo disposti a ricorrere al giudizio europeo.
    Il Ministero dei Beni e delle attività culturali Italiano è pregato voler intervenire presso l’Accademia di Lubiana ed il governo Sloveno, se del caso,  affinché per le vie brevi ed amichevoli venga restituito al Comune di Resia tutto quanto è di esclusiva cultura Resiana. A tale scopo facciamo presente che presso l’Unesco è stata fatta richiesta affinché  i beni immateriali culturali siano riconosciuti come esclusivi della cultura Resiana.
Il Ministero degli Affari Esteri è pregato, nuovamente, affinché interessi l’omologo Sloveno perché si attivi per far vietare ai loro gruppi folcloristici l’uso dei costumi Resiani e le affermazioni che ciò che ballano è cultura popolare slovena e di far precisare che le canzoni che cantano se sono Resiane devono essere indicate come tali e non slovene.
Cogliamo l’occasione per i migliori saluti e attendiamo la restituzione al più presto di tutto quanto è cultura Resiana. Ripetiamo che siamo in provincia di Udine che è ancora Italia.
Volevo scrivere all’Akademia di Ljubljana in Resiano, ma avrebbero avuto difficoltà a trovare traduttori.



Il Vice Presidente
Franco Di Lenardo

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