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IL SITO DEDICATO A TUTTO IL POPOLO RESIANO CHE TENACEMENTE CONTINUA A DIFENDERE LINGUA,CULTURA E TRADIZIONE


Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

martedì 20 dicembre 2016

IMMAGINARE E COMPRENDERE: LINGUA RESIANA – DIRITTO DI AVERLA E DOVERE DI DIFENDERLA

Ricevo e volentieri Pubblico

Articolo redatto da Franco Tosoni

Considerato che la materia è ancora attuale e che le contrapposizioni si fanno sempre più frequenti e vibranti, io vorrei soffermarmi e riprendere un discorso intercorso, negli anni 2007 e 2008, fra vari interlocutori con degli interventi a giustificazione delle proprie ragioni, anche senza un fondamento. Cercherò di analizzare quanto è emerso da queste discussioni e da questi disaccordi, visioni e concezioni con proiezioni su contrapposizioni con concetti qualvolta di natura personale o generica.
Ritornare su questo argomento vuol dire forse accendere e alimentare una nuova luce, dove, in questi momenti, si diffonde e vivacizza la vita quotidiana della nostra Valle. C’è chi la vive con passione, chi con interesse e chi con distacco. Al presente esiste un problema Resia, e questo dilemma sicuramente proviene da lontano. Ultimamente si è accentuato ed è alimentato da contrapposte proiezioni. Questa complicazione nasce forse in un periodo assai remoto, probabilmente da quando la Slovenia si è accorta che esiste la Val Resia con tutto il suo ricco patrimonio culturale. Suddetta contrarietà si è evidenziata in maniera più marcata nel momento in cui si sono intensificati i contatti e le frequentazioni, fra chi oggi si autodefinisce di fare parte della minoranza slovena, senza titolo e senza origini, forse solo per trasformismo e opportunismo, per un’ideologia ancora tutta da capire e da scoprire, e la controparte slovena dei vari circoli culturali. Chi difende oggi l’identità e la tutela della cultura resiana certamente non è la parte che si autodefinisce minoranza slovena in Val Resia, e da questo punto, dunque, si suppone che ci sia la chiave per aprire e capire la contrapposizione delle parti in questa situazione.
Per analizzare bene questi interventi, vorrei partire da alcuni stralci dell’articolo scritto su “Il Giornale di Resia” – agosto 2007, dall’allora sindaco Sergio Barbarino dal titolo “Lingua Resiana: Diritto di Parlata e Dovere di Difesa” e dal quale trascrivo:
25 giugno 2007. Quel giorno, a Trieste, i nostri rappresentanti-difensori della storia e della Lingua non erano soli. Ad accompagnare la “delegazione” mista sono stati diversi resiani, convinti della fondatezza della battaglia per quella che riteniamo essere “giusta causa” che da qualche tempo stiamo conducendo.”
Con Cristina Buttolo, per il Comune, c’era il presidente dell’Associazione Identità e Tutela Val Resia, Sergio Chinese (attuale sindaco del comune di Resia),
hanno ribadito forte e chiaro che i resiani, non identificandosi popolo sloveno, non si riconoscono minoranza di tale etnia, e la Presidente del Circolo culturale “Rozajanski Dum”, Luigia Negro, ha difeso la “slovenità” del resiano, chiedendo – in aggiunta a quanto già previsto dal disegno di legge (che il circolo appoggia) – una specifica valorizzazione della variante linguistica e della cultura resiana.”
In omaggio alla verità e serena franchezza, visto che la signora Negro è anche esponente autorevole della Zveza, ovvero dell’Unione Circoli Culturali Sloveni, sia consentito di esprimere la nostra sorpresa nell’aver dovuto constatare che la stessa abbia scelta di partecipare all’audizione e di offrire il proprio “contributo” in qualità di presidente del circolo culturale “Rozajanski Dum”.
La risposta a tale articolo è arrivata puntuale, sempre su “Il Giornale di Resia” – dicembre 2007, da parte della signora Luigia Negro, e anche da questo riscontro riporto alcuni passi:
Ho un lavoro meraviglioso presso la sede dell’Unione dei circoli culturali sloveni/Zveza slovenskih kulturnih društev, a Stolvizza (la sede centrale è a Gorizia con filiali a Trieste e Cividale con un’ottantina tra circoli e cosi associati) che mi gratifica ogni giorno soprattutto perché lo faccio in costante contatto con una comunità, quella slovena, che mi ha sempre incoraggiato e stimolato a mantenere vivi il resiano e la nostra cultura.”
Della nostra serietà, del nostro impegno, dei risultati positivi dei nostri lavori ne sono testimonianza i contributi, le lettere e le comunicazioni di plauso che abbiamo ricevuto da parte di molti resiani e del mondo accademico.”
Lei si dice meravigliato della mia presenza a Trieste all’audizione della VI° commissione. Ebbene, come Circolo Culturale Resiano “Rozajanski Dum”, insieme al Comune di Resia, all’associazione Identità e Tutela e ad altre realtà della minoranza linguistica slovena in Italia, abbiamo ricevuto l’invito dalla stessa Commissione.”
Più che scegliere di partecipare mi sono sentita in dovere di farlo, non fosse altro per quanto riportato sopra. Meraviglia invece me come mai non si sia stupito della partecipazione di Identità e Tutela, sorta da pochi mesi fa. E qui inserisco una specifica in merito a quanto riportato, a firma C.B. a pagina due dello stesso numero de “Il Giornale di Resia”.
L’intervento di Luigi Paletti, socio del Circolo dalla sua fondazione e componente del Direttivo, è avvenuto dopo che ho personalmente chiesto al Presidente della Commissione Kristian Franzil, la possibilità di un suo intervento, e la mia richiesta è stata accolta.”
Anche qui mi sorprende il fatto che ci si meraviglia dell’intervento del signor Luigi Paletti (che per questo fatto in favore del resiano trovo che abbia tutti i diritti per esprimere opinioni) mentre per identità e Tutela, per la quale sono intervenuti il presidente Sergio Chinese e l’avv. Cevolin, che ho avuto il piacere di vedere per la prima volta in quella occasione, non ci si stupisca!”
Abbiamo difeso l’appartenenza alla minoranza linguistica slovena del nostro dialetto! Che il resiano sia linguisticamente un dialetto sloveno non l’ho detto io, ma i linguisti! E a Resia, a quanto pare, non sono l’unica a sostenerlo!”
Abbiamo anche richiesto che nella legge regionale in discussione sia specificato che a Resia per lingua slovena si intenda il resiano.”
A questa lettera ha poi risposto l’ex sindaco Barbarino, che di seguito riporto alcuni passaggi:
Entrando nel merito della questione da lei sollevata, torno a ribadire che la rappresentante dell’Amministrazione ed il Presidente dell’altra Associazione intervenuta, hanno convintamente e doverosamente inteso difendere la netta diversità della Comunità resiana rispetto a quella slovena; diversità non solo linguistica (pur se risultanze scientifiche parlano diversamente), ma anche e soprattutto dal punto di vista identitario.”
Diversamente, Lei ha portato il suo contributo soffermandosi solamente sotto il profilo linguistico dell’appartenenza del resiano al ceppo sloveno, quindi al contrario dei soggetti citati sopra, per nulla preoccupata degli effetti di queste “risultanze” sul comune sentire della comunità resiana, la quale, proprio per effetto di quello “risultanze scientifiche” si trova ingabbiata in un mondo culturale e politico che non le è proprio.”
Da tutti è stata percepita la totale antiteticità delle due posizioni, in quanto la prima tesa a “sganciarsi” dal contesto della minoranza slovena, la seconda a riconfermarne l’appartenenza.”
Questo il punto e quindi, è assiomatico che tra il portare questo suo “contributo” in nome del Circolo “Rozajanski Dum”, associazione culturale resiana, e portarlo in nome della ZSKA, circolo sloveno con sede anche a Resia, non vi è stata coerenza perché se ciò fosse stata essa avrebbe dovuto privilegiare per la seconda.”
Aggiungo, mi consenta, che sarebbe stata cosa utile se Lei avesse partecipato agli incontri pubblici (o anche privati), le cui occasioni negli ultimi mesi non sono mancate, cosicché avrebbe potuto tradurre in realtà la sua volontà di incontrare chi non la pensa come Lei.”
Fra i due interlocutori si è poi inserito Luigi Paletti, già sindaco di Resia, sempre su “Il Giornale di Resia” – maggio 2008, in appoggio e nel sostegno alla posizione della signora Negro, nella sua lettera, fra l’altro, scrive:
Ho letto nell’ultimo numero del mese di dicembre 2007 la lettera della signora Luigia Negro e la risposta del Sindaco….”
La signora Negro precisava che la sua partecipazione all’audizione della Commissione del Consiglio Regionale in occasione della fase preparatoria della legge regionale “Sulla tutela della minoranza linguistica slovena” era stata fatta in qualità di responsabile del Circolo Culturale Resiano “Rozajanski Dum” e non come addetta all’ufficio resiano dell’Unione dei Circoli Culturali Sloveni la cui sede e dirigenza centrale si trovano a Gorizia.”
Rivendicava, inoltre, la presenza in Resia del “Rozajanski Dum” da più di vent’anni e il suo notevole impegno e il lavoro che è stato e viene svolto in favore del resiano e della cultura resiana con realizzazioni e risultati che sono ampiamente conosciuti e riconosciuti.”
Naturalmente per rafforzare meglio tutto ciò ci si ricorda della popolazione che anche essa penserebbe come il Sindaco senza chiedersi ovviamente se questo costituisca una mera strumentalizzazione dal momento che la stragrande maggioranza dei resiani è stata sempre tenuta ignorante nella propria lingua e cultura per non aver mai ricevuto alcun insegnamento ufficiale e non ha mai avuto la possibilità di conoscere gli sviluppi avuti nel tempo dal resiano in rapporto agli studi scientifici e della conseguente tutela legislativa nazionale sopravvenuta.”
Il resiano ha bisogno di svilupparsi e crescere e non può chiudersi in se stesso per autodistruggersi perché questo non lo vuole il buon senso dei resiani che lavorano in silenzio.”
Ho cercato di trascrivere questi passaggi, forse dilungandomi un po’ troppo, quel tanto per far capire che la contrapposizione, l’interposizione e l’interpretazione che esistevano allora, esistono anche oggi, nonostante le apparenze di facciata e di parvenza. Si interpreta, con diverse analisi e valutazioni, di come una piccola parte di “intellettuali” resiani, e la maggior parte della popolazione resiana, intende e spiega la derivazione e la radice della parlata resiana. Gli “intellettuali” resiani comprendono e classificano; dicono che queste esposizioni sono i risultati di studi scientifici da parte di studiosi, anche se con risultati divergenti, e che comprovano che la parlata resiana è una derivazione della lingua slovena, quindi è considerata un dialetto sloveno, il dialetto resiano di origine slovena. Dalla parte avversa, invece, si sostiene, con convinzione, sopportati anche da quei studiosi di lingue slave, che a differenza di quello che sostengono quei linguisti di chiara simpatia per lo sloveno, che il resiano è sì una lingua di derivazione del ceppo slavo, ma che non ha nessuna ed altra attinenza con la lingua slovena, a parte quelle parole affini, che poi si trovano in qualsiasi altra lingua slava. La lingua slovena, penso, come buona parte delle lingue diffuse, anche se quella slovena è circoscritta entro un limitatissimo territorio, la Slovenia, comprese anche piccole zone confinanti, per la sua ufficializzazione alcuni scrittori della riforma fissarono talune delle regole fondamentali comprendendo sette gruppi di dialetti, assai diversi tra di loro: il carinzio, il litorale, l’interno, il meridionale, il centrale, lo stiriano ed il pannonico. Si desume, pertanto, che la lingua slovena non è una lingua antica, tipica e originale, ma una lingua particolare ricomposta con diversi dialetti, e per questo motivo si può benissimo considerarla una lingua di derivazione dialettale. Facendo questo ragionamento e questa considerazione, io mi chiedo, ma come si fa a ritenere il resiano un dialetto dello sloveno se la nostra parlata è tale, anche se tramandata solo nel linguaggio parlato, quindi in forma orale, da ben 1400 anni, senza per questo subire modificazioni sostanziali al suo linguaggio originale?
Stiamo attenti, quindi, nel privilegiare una parlata e disinteressarsi completamente dell’orientamento e della considerazione della maggioranza della popolazione resiana. La gente resiana, che si riconosce unicamente nel proprio idioma, non è stata tenuta nell’ignoranza della propria lingua, perché il resiano sarà ignorante per altri motivi, da provare, ma che lo si consideri ignorante della propria lingua, conservata tale per 1400 anni, e ancora parlata correttamente, mi sembra una osservazione un po’ troppo fuori luogo e abusiva. Chi ha fatto questa affermazione evidentemente di resiano sarà lui a non capirne molto, probabilmente forse capisce meglio lo sloveno, vista la propensione verso tale lingua. Perciò, il resiano si dovrebbe progredire nel suo linguaggio accettando quanto quelle poche persone vorrebbero insegnarci? Ma per favore! Uno può essere considerato ingenuo, fino a prova contraria, tanto quanto un altro che si vuol considerare un furbacchione.
Tornando al nocciolo della questione, principalmente incentrata sulla partecipazione all’audizione della Commissione del Consiglio Regionale, al centro di questa discussione, c’è sempre e comunque l’Unione dei circoli culturali sloveni/Zveza slovenskih kulturnih društev e il Circolo Culturale Resiano “Rozajanski Dum”. Nel corpo di queste lettere ci sono troppe prese di posizione e troppi indizi nel ricercare, con delle forzature, delle giustificazioni, per dimostrare il tutto ed il contrario di tutto, quindi è possibile ipotizzare dei distinguo e più di qualche dubbio sulla correttezza di questo atteggiamento. Qualche volta a pensar male si colpisce nel segno, si fa centro e si indovina, questo doveva aver pensato e capito il Barbarino, come è assai probabile che in quell’occasione abbia focalizzato bene l’obiettivo perché, sia la Negro che il Paletti hanno cercato, in tutti i modi, di giustificare la loro presenza, la stessa cosa nel difendere l’appartenenza, cioè quella della Negro, di non essersi sostituita ad altro soggetto nel compimento della sua funzione cercando di comprovare che la sua partecipazione non era ambivalente, cioè valida rispetto alle due Associazioni, ma in rappresentanza ed in nome di una sola Associazione.
Forse chi non conosce bene come si possono incamminare certi fatti, a raccontarli diventa più facile che accettarli, per non essere diversi di come uno li vuol far credere. Qualcuno potrebbe anche accettarli ma non tutti sono dello stesso avviso, per esperienza e per cultura e per saper leggere le questioni in chiaro e senza manipolazioni e tornaconti. Pertanto devo desumere, per quanto ho letto e per quanto ho visto e dedotto, che il Barbarino abbia ritenuto giustamente e a ragione a pensarla diversamente, visto come, dopo quasi otto anni, oggi la questione appare sempre più chiara e ben delineata con contorni e profili precisi ed inequivocabili. Con tutte le giustificazioni e le prese di posizione, la controversia ruota ancora attorno all’Unione dei circoli culturali sloveni/Zveza slovenskih kulturnih društev e il Circolo Culturale Resiano “Rozajanski Dum”, inconciliabili e incompatibili tra loro per avere, anche se non in modo palese, la stessa finalità, rivendicare l’appartenenza di un gruppo esiguo di persone alla dichiarata minoranza slovena in Val Resia e pretendere, reclamare e considerare il linguaggio resiano come dialetto della lingua slovena. Per arrivare a questo punto della contesa, ci sarà un motivo basilare ed una convinzione sostanziale, una spiegazione a questo fatto di trasformismo essenziale; politico, ideologico, altre finalità o una circostanza come quella di San Paolo folgorato da una luce sulla via di Damasco? Ammettiamo, per assurdo, che esista questo gruppo di persone che si autodefinisce minoranza slovena a Resia, ma la scelta e la dichiarazione a tale appartenenza da quale convinzione e principio ne deriva?
Evidentemente qualcuno, alzandosi una mattina e facendo quattro conti, ha deciso di dichiararsi di appartenere a tale minoranza. Attenzione però che il dichiararsi non vuol dire anche identificarsi e riconoscersi, per esserlo e per essere riconosciuti tali devono sussistere dei presupposti che in questo caso non ci sono e non ne vedo.
Poi si vuol far intendere che, in più di vent’anni, il Circolo Culturale Resiano “Rozajanski Dum” quel lavoro che è stato fatto e viene svolto in favore del resiano e della sua cultura, quei risultati sono stati ampiamente riconosciuti. Da chi? Visti gli effetti ed i comportamenti fin qui assunti dai promotori aderenti a tale Centro Culturale, forse originariamente aveva altre finalità ed altri propositi, oggi, invece, devo supporre che quegli scopi e quegli intenti, sono di altra natura. Pertanto potrei anche pensare che in questi anni di esistenza del Centro Culturale alcuni associati hanno fatto i comodi loro, non a favore del resiano, ma di altro genere ed altri obiettivi. Considerando poi gli sforzi ed il lavoro portato avanti dal Centro Culturale, visti i comportamenti, le tendenze e le dichiarazioni, più che in positivo sembra che l’abbia fatto in negativo, tanto da considerarlo un oltraggio morale all’identità socioculturale della popolazione resiana.
Per ultimo vorrei citare l’ingerenza ingiustificata da parte del Console sloveno a Trieste, un attentato all’integrità nazionale in questioni, non puramente di attinenza alla dichiarata minoranza slovena a Resia, ma di una appartenenza legata a tutta la comunità resiana, il folklore resiano, quel folklore che si identifica nel costume e nella cultura tipicamente, autenticamente e unicamente resiana. Non era suo dovere intervenire, ecco che allora tutto si ricollega, dalle lagnanze della minoranza, che si dichiara slovena, alle pressioni dalle varie associazioni slovene in Italia, così abbiamo un quadro completo delle pressioni e delle ingerenze in affari interni per la gestione di quel bene donato, ma che ora, volente o nolente, è di esclusiva proprietà del comune di Resia.
Al termine di questa mia lunga esposizione, mi permetto di darvi questo suggerimento, cari dichiaranti della minoranza slovena a Resia, perché non chiedete, con visibile e chiara dimostrazione di compattezza e concretezza a questa vostra dichiarata minoranza, tutti insieme, la cittadinanza slovena? Sarebbe un’indubitabile attestazione e conferma della vostra identità e della vostra onestà.
Franco Tosoni
b.n. - gli articoli e le risposte complete si possono rilevare e leggere nei numeri: agosto 2007 – dicembre 2007 e maggio 2008 su “Il Giornale di Resia” , anche per avere un quadro esauriente dei discorsi fatti.
Riproduco quanto è stato riportato con la sigla C.B., l’articoletto citato dalla Negro:
Sesta Commissione permanente
Il DISEGNO DI LEGGE E L’AUDIZIONE
Il progetto di legge numero 205 del 2006 è stato presentato dalla Giunta Regionale il 28 dicembre 2006, assegnato nella medesima data alla VI Commissione che ha iniziato l’esame del testo il 17 gennaio 2007.
L’audizione cui abbiamo preso parte si è svolta in forma pubblica e tutti gli interventi sono stati registrati.
Il Presidente della VI Commissione, Kristian Franzil, ha invitato i vari gruppi ad esprimersi attraverso un solo portavoce. Nonostante ciò è stata data la parola (quantunque l’Assessore di Resia Franco Siega facesse notare l’incoerenza) al signor Luigi Paletti, ex Sindaco di Resia. Egli, presentandosi come associato del Circolo “Rozajanski Dum”, ha tra le altre cose dichiarato che il legislatore nazionale ha già individuato le minoranze meritevoli di tutela e che quindi la Regione Friuli Venezia Giulia non avrebbe titolo a deliberare in difformità.
Di un tanto si ringrazia il concittadino Paletti per il pensiero espresso e il contributo dato all’annacquamento della nostra identità e allo stravolgimento della storia di Resia. A fronte del “Paletti pensiero”, molte sarebbero le riflessioni da fare e sul perché si sia arrivati a questo punto. Purtroppo sono stati tali tipi di atteggiamenti che, nel tempo, hanno finito per ingabbiare la realtà storica della nostra Comunità
(C.B.)

3 commenti :

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  2. Ma quali sloveni,i resiani venivano molto probabilmente da un'area tra Ucraina,Russia e Bielorussia e non capisco il motivo di voler ridurre tutte le popolazioni slave che abitano quelle valli a semplici "sloveni italianizzati"!Perché non si studiano gli archivi russi?Li c'é scritto chiaramente che i resiani non sono assimilabili agli sloveni.É come se io dicessi che i provenzali che parlano una lingua neo-latina dovrebbero essere considerati italiani!Una cosa inaccettabile che vuole solo distruggere per sempre la peculiaritá resiana.

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