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giovedì 26 luglio 2012

IL TURISMO A RESIA SECONDO SANDRO QUAGLIA


Per gli ingiusti che nei giudizi scambiano bugie per verità, presento, in modo integrale, la lettera o l’articolo che Sandro Quaglia ha scritto ed il settimanale “DOM”, in data 29 maggio 2012, ha pubblicato.

Sloveni motore del turismo a Resia
Nonostante la crisi economica, degli ultimi anni, stia coinvolgendo anche il settore turistico, in Val Resia il dato di questo importante motore di sviluppo non è del tutto negativo.
Le molte iniziative realizzate dalle associazioni e dagli enti che operano in valle, durante l’anno, hanno richiamato numerosi visitatori.
La Val Resia compresa nella più ampia minoranza linguistica slovena negli anni si è posizionata, sul mercato turistico, a livello internazionale con gli ospiti di lingua slovena provenienti per lo più dalla vicina Repubblica di Slovenia.

Una della attrattive della Val Resia è anche il Parco delle Prealpi Giulie che a Prato di Resia ha il suo centro visite più importante. Questo spazio è stasto da poco riallestito senza però pensare ai suoi principali utenti, ovvero gli sloveni, infatti i testi che accompagnano il visitatore alla scoperta delle varie sale sono tutti e solamente nuovamente in lingua italiana.
Invece il progetto Spoznati Rezijo/Conoscere Resia che organizzò, nel 1991, una nuova forma di turismo linguistico, inizialmente attivato e promosso dall’Unione circoli culturali sloveni/Zveza slovenskih kulturnih Druœtev e dalla Pro loco Val Resia, poi gestito dal Parco naturale delle Prealpi Giulie ed oggi dall’Associazione culturale museo della gente della Val Resia ha fatto arrivare complessivamente a Resia circa 70.000 visitatori.
Nel 2011 i turisti sloveni che hanno visitato Resia, per le sue peculiarità culturali, ma soprattutto per il dialetto sloveno che vi si parla sono stati circa 6.000.
Il movimento turistico sloveno è oggi il più importante per la Val Resia e produce un’ interessante indotto economico in quasi tutti i mesi dell’anno. Ne beneficiano soprattutto la ricettività ma anche gli spazi aperti al pubblico, come musei e centri visite.
È proprio l’elemento lingua ad interessare maggiormente i visitatori sloveni che sono alla ricerca costante delle pubblicazioni in dialetto, dei Cd di musica e canti tradizionali, di vario materiale che descriva la cultura resiana. Questo, per lo più, per una questione di conoscenza. Il dialetto sloveno della Val Resia è ancora quotidianamente parlato ed è per tutti i resiani una ricchezza e come vediamo anche un’attrazione turistica.
Il turismo non è un fenomeno marginale nella vita della comunità resiana, ma produce costantemente un processo di feedback della cultura, del paesaggio, della tavola e degli stili di vita. Ad esempio anche grazie alla spinta del turismo la cucina popolare resiana stà diventando “cultura gastronomica”.
Il turismo può contribuire validamente a mantenere in vita e far rinascere le comunità di minoranza linguistiche ma non si deve pensare di non toccare nulla, non permettere nessuna modifica, congelando l’intera valle ed i suoi abitanti secondo il modello che l’immaginario collettivo ha di essa. Bisogna adattare le esigenze di comunità alle esigenze del turista, senza stravolgere, ma dando la possibilità al visitatore di fruire di ciò che gli è messo a disposizione nel miglior modo possibile.
Sandro Quaglia

Quali parole aggiungere ancora a questa meravigliosa notizia, di questa importante espansione turistica, e di questa crescita economica in Val Resia, se ci dobbiamo basare esclusivamente alle parole di Sandro Quaglia?  Forse in prospettiva futura questa assurda visione potrebbe anche realizzarsi, oggi è prematuro il solo parlarne. Sono concetti o considerazioni che non corrispondono a verità, forse solo immaginazioni per illusi e azzardi campati in aria. Cifre alla mano, stupisce che nonostante la crisi economica a Resia vi sia un così prosperoso turismo, con circa 70.000 visitatori negli ultimi anni e che solo nel 2011 ci abbiano alettato della loro visita più o meno 6.000 turisti. Facendo un po’ di conti alla mano, considerando una media di 50 passeggeri per ogni pullman, nel 2011 a Resia, provenienti dalla vicina Slovenia, ne sarebbero dovuti arrivare circa 120 per 6.000 persone, addirittura 1400 pullman per 70.000 visitatori negli ultimi anni.
Tutto questo, come afferma Sandro Quaglia, grazie alle associazioni slovene e ad esse legate.
Un contributo non di poco conto, solo che a Resia in questi anni non si sono verificati grandi cambiamenti, né di nuove aperture di alberghi, né di negozi di souvenir o di trattorie, tanto meno si sono verificate nuove agenzie turistiche o agenzie per guide turistiche.
Afferma ancora il signor Quaglia: “Il movimento turistico sloveno è oggi il più importante per la Val Resia e produce un’ interessante indotto economico in quasi tutti i mesi dell’anno. Ne beneficiano soprattutto la ricettività ma anche gli spazi aperti al pubblico, come musei e centri visite.”
Non si capisce quali benefici e a chi confluiscono queste provvidenze, dato che il flusso migratorio, in particolare dei giovani, continua, come la popolazione che seguita a diminuire in modo lento ma costante, e non vi sono state nuove assunzioni in nessuno dei settori in cui il signor Quaglia menziona.
Forse manca un controllo capillare sul territorio per verificare se le affermazioni sono veritiere o sono solo propaganda di “Turismo Politico”. Lusingare la gente con queste cifre assurde ed esagerate è dir poco inaccettabile. Forse far credere ed illudere la gente non costa niente, confonderla e prenderla in giro, si.
Franco Tosoni

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