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martedì 25 dicembre 2012

Tragedia Di Lenardo: "Bruno, uomo perbene in famiglia e nel lavoro"

Padova
Imprenditore suicida dopo l'incendio della sua azienda: aveva 52 anni ed era padre di due figli. Il ritratto di colleghi e amici sconvolti. Il presidente dei grossisti: «Lo avevo sentito poco prima. L’impresa era tutto»




 Un gentiluomo. Una persona perbene. Nella lavoro e nella vita quotidiana. Negli affari, come in occasione di una partita di tennis o di calcio. Ecco il ritratto di Bruno Di Lenardo tracciato dalle parole, commosse e affettuose, dei colleghi di lavoro e degli amici. Parole senza retorica pronunciate con il groppo in gola perché nessuno si sarebbe mai aspettato una tragedia nella tragedia. E tanto meno che il protagonista fosse un uomo come Bruno Di Lenardo, imprenditore di talento e per vocazione familiare. Un uomo che seguiva sempre in prima linea l’andamento dell’azienda, pronto a lavorare dall’alba fino a notte. Perché la “Di Lenardo spa” era la sua vita. E la vita della sua famiglia. Forse, di fronte al rogo che aveva ingoiato tutto, Bruno Di Lenardo aveva avvertito lo smarrimento che ti prende quando senti crollare addosso il mondo. C’erano i contratti da onorare, le commesse da garantire, gli stipendi da pagare. Ma, sotto i piedi, rimanevano solo i resti bruciati di un magazzino per lo stoccaggio dell’ortofrutta da 10 mila metri quadrati con impianti ad alta tecnologia per un valore di milioni di euro.
È sconvolto Giancarlo Daniele, presidente dei grossisti nonché amministratore delegato del Maap (Mercato agroalimentare di Padova): «Ci eravamo sentiti venerdì... L’avevo richiamato stamane (ieri, per chi legge)... Non era ancora andato a letto. Per tutta la notte aveva seguito l’operato dei vigili del fuoco... Era successo un disastro, non c’era più nulla se non lo scheletro del capannone. Ho cercato di dargli conforto... Gli dissi di non preoccuparsi se aveva bisogno di altri magazzini per lo stoccaggio. Mi ha ringraziato». Non ce la fa a continuare e il pianto si mescola alle parole: «È successa una cosa grande, una cosa brutta. Ma perché?... Perché? Lo conoscevo fin da bambino» ripete Daniele, «L’ho sentito confuso. E forse quando si è reso conto di quel che è successo,... quando ha visto che era andata in fumo l’impresa di famiglia, non ce l’ha più fatta... No, non doveva succedere... È un uomo che ha fatto crescere la nostra economia, onorando Padova nel mondo».
Già perché la “Di Lenardo spa” affonda le radici a fine ’800: fu fondata dal nonno, poi sviluppata dal padre Odorico (morto qualche anno fa) e gestita fino a un anno e mezzo fa da Bruno con lo zio Adriano prima della consensuale divisione fra attività immobiliari (rimaste in mano ad Adriano) e l’azienda dell’ortofrutta. Azienda che aveva rifornito l’esercito Usa durante la guerra e negli anni ’90 la Nato, specializzandosi nell’importazione di banane e di frutta dal Sudamerica per garantire in Italia prodotti “fuori stagione”.
E in Cile, Argentina e Costarica, Bruno Di Lenardo era di casa. Negli anni ’60 i Di Lenardo crearono la catena di supermercati “Sagea” poi venduta. Ricorda il direttore del Maap Francesco Cera: «Ci incontravamo a Buenos Aires, a Santiago del Cile o in Costarica... Bruno era una persona preparata culturalmente, che sapeva le lingue e trattava direttamente i rapporti commerciali in spagnolo. Il magazzino era la sintesi di tre generazioni e della storia della sua famiglia». Appassionato di sport (negli anni ’90 i Di Lenardo sponsorizzano il Solesino Basket in B), Bruno Di Lenardo, 52 anni, era socio del circolo Canottieri. «Bruno? È sempre stato un gentiluomo anche in occasione di una partita di calcio» rammenta commosso il dottor Enzo Scibetta, «Era quella persona perbene che tutti vorremmo essere». Lascia la moglie (della famiglia Cavalli, titolari del Golf Frassanelle), e due figli, un maschio e una ragazza, di 21 e 18 anni.

Tratto dal sito IL MATTINO DI PADOVA

1 commento :

  1. Che la pace e la serenità che ti hanno accolto in cielo possano scendere sopra i tuoi cari perchè possano sopportare questo pesante fardello.
    Tiziano

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