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mercoledì 15 aprile 2026

180° ANNIVERSARIO – ANNIVERSARIO 180° Jan Baudouin de Courtenay - Ella von Schultz Adaïewsky

Quest’anno ricordiamo il 180° anniversario della nascita di Jan Baudouin de Courtenay (13 marzo 1845) e nel 2026 ricade lo stesso anniversario della nascita di Ella von Schultz Adaïewsky (22 febbraio 1846): due studiosi fondamentali della lingua e cultura resiane.

Jan Baudouin de Courtenay arrivò a Resia per la prima volta nel 1873, esortato dal suo maestro Izmail I. Sreznevskij, e durante le sue frequenti visite in valle raccolse una grande mole di appunti e materiale dialettologico, che pubblicò così da renderli disponibili a noi resiani. Ricordiamo solo alcuni suoi titoli maggiori, relativi a Resia e al resiano: Saggio di fonetica delle parlate resiane (1875), Il Catechismo resiano (1875), Resia e i Resiani (1876), Materiale per la dialottologia ed etnografia slavomeridionale I, raccolti e riordinati negli anni 1872, 1873 e 1877 (1895), Chriztjanske Uzhilo - Materiale per la dialettologia ed etnografia slavomeridionale I, raccolti e riordinati negli anni 1872, 1873 e 1877 (1895), Chriztjanske Uzhilo - Materiale per la dialettologia III (1913), Vocabolario resiano-russo (1901), quest’ultimo inedito, purtroppo non ancora disponibile ai resiani.

Il materiale dialettologico di Baudouin de Courtenay (inserito in Materialien I) venne arricchito dai testi musicali raccolti da Ella Adaïewsky fra i resiani.

Fondamentale si rivela il testo "Un voyage à Résia" (manoscritto 1883, pubblicato 2012), nel quale l’autrice espone le sue ricerche sulla musica popolare resiana, strutturata nei ‘ritmi a cinque tempi’, che rappresentano la nascita della etnomusicologia resiana e italiana.

Quando e dove Ella Adaïewsky sentì parlare di Resia? (pag. 115, 116 di "Un voyage à Résia")

Nel settembre dell’anno 1883 […] Vicino all’antica Serravalle, […] è lì che abbiamo sentito parlare per la prima volta di Resia e dei Resiani. “Nella provincia del Friuli, ci dicono, a qualche ora da Udine, sulla strada per Pontebba, c’è una colonia slava, arrivata non si sa da dove né quando; questa colonia parla una lingua diversa da quella degli altri slavi che abitano i confini nord orientali dell’Italia; i membri di questa comunità indossano un abito tradizionale particolare ed hanno conservato i loro usi e costumi; non frequentano le popolazioni vicine e ad un’ora dal loro abitato non si trova più traccia della loro lingua.

La loro vallata è stata resa accessibile soltanto da poco con la costruzione di una strada carrozzabile [1838 n.d.r.]; si dice – ci viene aggiunto – che sono venuti dalla Russia, e che sono Russi.”

Ella Adaïewsky e Jan Baudouin de Courtenay non si conoscevano (pag. XVII op. cit.)

È incredibile ma Ella e Jan, pur aggirandosi contemporaneamente in uno stesso fazzoletto di terra, a tratti persino soggiornando nella stessa cittadina, fino ad allora non si sono mai incontrati. Quando ciò avviene, ma in seguito e altrove, i due […] decidono di condividere le proprie strade. Il secondo viaggio nella zona è compiuto da Ella Adaïewsky in compagnia di Baudouin de Courtenay: il quale, all’occasione, offre le sue competenze all’etnomusicologa in erba. Nel diario di lavoro, sul quale sono via via riportate le new entries delle nuove ricognizioni, compaiono note e correzioni dello studioso.

I due studiosi con le loro ricerche e pubblicazioni hanno dato un impulso determinante alla scoperta ed allo studio della lingua e cultura resiane: agli studi ed ai testi di linguistica resiana di Baudouin de Courtenay hanno fatto riferimento tutti gli studiosi della lingua resiana, dal 1875 ad oggi.

Inoltre, sono sorprendenti le conclusioni di Ella Adaïewsky sulla musica resiana, spiegata con il ‘peonio’ (pag. 136, 137 op. cit.):

In effetti : qui davanti a noi abbiamo un esempio di quel ritmo a cinque tempi chiamato peonio o peone, […] Con nostra grande sorpresa, e nel modo più inaspettato, ritrovammo questo ritmo peonio vivo in mezzo a questo popolo slavo per il quale costituisce la norma metrica musicale costante […] notevolmente molto interessante da studiare, sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista etnologico.

In conclusione, riporto il pensiero finale dell’illustre etnomusicologa (pag. 137 op. cit.):

«Possiamo dire che la musica resiana occupa, nella musica popolare dei popoli slavi, la stessa posizione indipendente e particolare della loro lingua tra gli altri dialetti slavi.»

Non vi è dubbio che il nostro omaggio di Buon Anniversario è ampiamente meritato da questi due studiosi, che sono fondamentali per la lingua e cultura resiane.

Nadia Clemente Ber