ROSAJANSKI DOLUNO - Dulïna se nalaža tu-w Reġuni Friuli-Venezia Giulia. Göra Ćanïnawa na dilä di mërä ta-mi to Laško anu to Buško nazijun.


IL SITO DEDICATO A TUTTO IL POPOLO RESIANO CHE TENACEMENTE CONTINUA A DIFENDERE LINGUA,CULTURA E TRADIZIONE


Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena
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martedì 19 maggio 2026

San Giorgio di Resia - primi anni 1970 circa

La Fondazione Palazzo del cinema - Hiša filma di Gorizia, ha realizzato questo documentario, impostato principalmente sul tema della cameranza in Val Resia.

La presente testimonianza, oltre al tema della cameranza, offre anche un sapiente concetto di come viene celebrata la ricorrenza annuale della consacrazione della Chiesa di San Giorgio di Resia, con il tradizionale omaggio del formaggio alla Chiesa. In questo video, credo prodotto a ridosso del terremoto del 1976, si può vedere il cambiamento reale che è stato ricostruito, buona parte delle case vecchie che non ci sono più e la metamorfosi ambientale e paesaggistica parecchio modificata. Il video è privo di registrazione vocale, è muto. Buona visione. Articolo e video tratto dal gruppo facebook "IO SONO E MI SENTO RESIANO"

venerdì 3 aprile 2026

Questione Lingua Resiana

Resia: alcune considerazioni sulla questione resiana, il pensiero di Franco Tosoni

Scritto il 14/03/2012

di Franco Tosoni

Per un resiano era un evento da non perdere. Per circa due ore la questione resiana è stata dibattuta in diretta sul canale Free Tv.

Le mie impressioni, a caldo, non sono state delle più felici, pur tuttavia dando tutta la mia solidarietà, l’appoggio e il sostegno alle due persone: Gilberto Barbarino e Giuseppe Silvestro, la parte che sosteneva e difendeva le ragioni, i pensieri e le logiche dell’identità e tutela della Val Resia. Non altrettanto devo dire, obiettivamente e realisticamente, per gli interventi, della controparte.

In questa occasione si sono presentati in tre: Igor Cerno, consigliere comunale del comune di Lusevera, spero che sia intervenuto a titolo personale e non come rappresentante della comunità dei luseveresi; Jole Namor, direttore del settimanale Novi Matajur, che inizialmente ha fatto dei distinguo con i resiani presenti, forse voleva degli interlocutori all’altezza del suo rango e, dulcis in fundo, l’intellettuale della lingua resiana, il resiano-pro sloveno Sandro Quaglia, ognuno per la propria parte, ma soprattutto per rivendicare alla Val Resia una appartenenza astratta e assurda, cioè quella che i resiani parlano un dialetto sloveno e che in merito di tale particolarità sono, di conseguenza, anche considerati di discendenza slovena.

Questo dibattito, se non per informare l’opinione pubblica e a vagliare una questione di natura etnica e linguistica, dopo aver analizzato ed esaminato a fondo l’argomento, frutto delle controversie, non ha prodotto situazioni migliori e alla fine ognuno se ne è tornato a casa con gli stessi concetti e preconcetti iniziali. Ci vogliono accostare, ci ordinano di fare, ci vogliono educare, istruire e insegnare, così da farci esprimere, nella nostra lingua, con una parlata colta, letterata, indottrinando il nostro essere e il nostro sapere. Dopo ben 1400 anni che la lingua, il resiano, è stato tramandato oralmente, senza alterazioni significative.

Siamo all’assurdo, e a un irrazionale e sciocco pensiero di deviazione e di irresponsabile inganno e raggiro per la nostra etnia. Ci voleva poi un consigliere comunale del comune di Lusevera, sostenitore del nostro compaesano, o per meglio dire valligiano, Sandro Quaglia, a illustrarci, o più adeguatamente spiegare e interpretare, quella assurda legge 23 febbraio 2001, numero 38 – «Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli – Venezia Giulia», che l’avvcato Silvestro ha definito con altri termini e locuzioni. E’ stata mossa poi, sempre dai tre, una critica, quasi un rimprovero perché, a differenza di altri comuni con una minoranza linguistica slovena, che a Resia non esiste e non è mai esistita, perché il comune di Resia non ha ancora attuato e istituito una scuola bilingue: italiano-sloveno, così come prevede l’attuazione della legge 38/2001. C’è stata poi una mezza inversione di marcia e Jole Namor, sempre se ho ben capito e inteso, ha di fatto ratificato il suo pensiero con un forse si potrebbe istituire a Resia una scuola bilingue: italiano-resiano.

Per tutta la trasmissione ha dimostrato un certo interesse anche l’andamento del sondaggio promosso dalla trasmissione televisiva.

La domanda era: il resiano è da considerarsi una lingua a se stante o un dialetto sloveno?

Alla fine della trasmissione il sondaggio ha dato questo responso: 86,5% il resiano come lingua e 13,5% il resiano come dialetto sloveno.

Mi sembra abbastanza chiaro e netto il divario.

Un pensiero significativo vorrei rivolgere a due persone, in questo dibattito contrapposte: la prima persona è l’avvocato Silvestro, di origine siciliana che ha sposato la causa resiana con passione e determinazione al di sopra di ogni aspettativa e che sta portando avanti la nostra lotta e la sua battaglia con sincero e appassionato impegno, l’altra persona è Sandro Quaglia, resiano, di madre lingua resiana, un indecifrabile personaggio che forse vive una realtà resiana totalmente astratta e generica, e che, in un certo qual modo, ha deluso le aspettative dei resiani sposando una causa totalmente diversa da quella che ogni resiano, o che si ritiene tale, si aspetta e che si sente tradito nella causa, nella sua storia e nella sua identità.

La questione resiana, la sua minoranza linguistica e la sua minoranza etnica, sono argomenti che riguardano esclusivamente la popolazione della Val Resia, le intromissioni esterne sono invece abusive, illecite e illegali nel prendere posizioni controverse e nell’interporsi nel caso improprio.

Articolo tratto dal gruppo facebook "IO SONO E MI SENTO RESIANO"