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Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

giovedì 13 dicembre 2012

LA CULTURA RESIANA CHE DIVENTA SLOVENA - VERGOGNA!


Qualcuno mi spieghi, perché tanto interesse per la Val Resia? Io ho un’idea ma potrebbe anche essere quella sbagliata e per non incorre in errore chiedo aiuto a quelle persone che, forse, la vedono giustamente e diversamente. La mia idea, quella sbagliata, la voglio comunque manifestare, se poi sarà corretta qualcuno me lo farà, in qualche modo, sapere. Non è un giro di parole voglio solo essere chiaro nella mia esposizione dei fatti. Il problema della cultura resiana, questo è l’argomento in cui vado a trattare.

I primi che hanno cominciato ad interessarsi del mondo reale resiano sono, in prevalenza, tutti venuti dal mondo slavo, non da quello sloveno, loro sono venuti dopo, i barbari, sono coloro i quali  hanno fatto razzia della cultura resiana. Forse si sono ripresi quello che era nel loro diritto, almeno basandosi su quanto aveva scritto Aldo Madotto nel suo libro, “LA VAL RESIA ED I SUOI ABITANTI” che, in date e avvenimenti, si legge: 625-631 – Ha luogo il primo insediamento di tribù slovene nella valle.” Chi sa dove avrà letto o sentito questa notizia e poi, in modo irriverente, riproposta? Mistero o invenzione?
Fra i primi studiosi ad interessarsi di Resia, della sua lingua, dei suoi usi e costumi, delle sue tradizioni, certamente è stato il nobile Jan Potocki, studioso dell'antichità, archeologo e scrittore polacco, se non il primo molto probabilmente fra i primi.
Fu poi la volta di Sreznevskij Izmail Ivanovič. - Slavista  professore nell'università di Pietroburgo. Si occupò soprattutto di lingua russa, della vecchia lingua russa.
Segue poi  il prof. Jan Baudouin de Courtenay, polacco di origine francese, membro dell’Accademia imperiale di Pietroburgo , docente universitario e celebre linguista e filologo, il più noto studioso della cultura resiana.
Infine la musicista e pianista, Ella von Schultz-Adaiewsky, di origine russa.
Per citare solo alcuni fra i più conosciuti e famosi personaggi che si sono interessati del mondo slavo della Val Resia. La gente di Resia, a questi personaggi, aveva dato, come ha sempre fatto, la massima disponibilità e la più ampia collaborazione. Tutto il materiale da loro raccolto non è stato poi usato per fini e scopi strumentali ma come raccolta e documentazione per lo studio, alla comparazione  e alla consonanza fra le varie lingue slave con obiettivi didattici e culturali. E bisogna darne atto della loro onestà, correttezza e rispetto verso la nostra lingua, i suoi usi e costumi e le sue tradizioni.
Non è stato così, invece, il comportamento dei personaggi, quelli provenienti dalla Slovenia o appartenenti alla minoranza slovena in Italia. Questi, vista la povertà della propria personale cultura e di quella  slovena, hanno voluto arricchirla con quella resiana, approfittando della disponibilità e della bontà dei resiani che hanno creduto nel lavoro che stavano facendo.
Questi hanno giocato sporco. Hanno approfittato dell’ospitalità e della disponibilità dei resiani ed hanno avuto libero accesso, chissà con quali promesse, persino nell’archivio parrocchiale, illudendo i vari narratori di favole, suonatori di violino, cantori di canti e melodie per poi impacchettare il tutto, depositare fra le varie facoltà universitarie di Lubiana, confezionando, cucendo e ricucendo, a piacimento tutto il materiale raccolto. Se tutto questo non basta hanno provveduto poi a mettere a disposizione, di tutto questo materiale, anche dei centri culturali sloveni, con la possibilità di appropriarsene, senza chiedere permesso a nessuno, e di farne cattivo uso. Sono diventati degli eroi in patria, hanno arricchito la cultura slovena con quella resiana, manipolando a piacimento soprattutto la musica, il ballo e le canzoni tradizionali resiane. Vero signori Matičetow, Merkù e compagnia bella? Non basta aver stravolto, alterando e falsando: musica, ballo canto e melodie, adesso si approfitta pure ad insegnare a ballare la “resiana” anche ai bambini, così per far passare come musica e danza slovena. Dunque, devo dedurre, che tutta questa immensa documentazione raccolta, senza che alcuna copia sia stata lasciata a disposizione dei resiani, già inizialmente, penso, sia stata strumentalmente organizzata per appropriarsene per poi venire utilizzata come cultura slovena. Così l’ottimo lavoro svolto è diventata una farsa,
Pure Julijan Strajnar, nel suo libro ”CITIRA”, tra l’altro, scrive: “E’ interessante anche l’informazione che ci fornisce Vincenzo Ostermann scrivendo che gli Slavi (più giusto sarebbe dire “gli Sloveni”) adoperano uno strumento chiamato cetra o zitare.” Sempre lo Strajnar, nel suo opuscolo che accompagna il CD - REZIJA, scrive: “i resiani hanno conservato nel loro dialetto (il più arcaico dialetto della lingua slovena), nel canto, nella musica e nel ballo le caratteristiche originarie della loro cultura arcaica. I resiani si distinguono per il loro grande amore e rispetto della propria tradizione. Per tutte queste ragioni essi hanno potuto salvaguardare la loro specifica cultura popolare, originale, omogenea e arcaica. Essa è rimasta quasi intatta, in modi e forme viventi, sia presso gli anziani che presso i giovani. Per l’etnomusicologo, per il linguista Resia è dunque una vera miniera di curiosità, che ha pochi paralleli sul territorio etnico sloveno e in Europa.”
Ora questi personaggi, devo desumere, o ci hanno preso tutti per i fondelli o nei loro discorsi, nelle loro azioni, nei loro interventi, sono loro ad avere quella parte della ragione, date le circostanze e le convinzioni degli slovenisti, dove, nel suo libro, anche Aldo Madotto ha voluto ribadire che tra il 625-631 – Ha luogo il primo insediamento di tribù slovene nella valle.” Dunque miei cari compaesani resiani, con queste conclusioni, ci dobbiamo tutti considerare resiani-sloveni, così come gli altri, di chiara tendenza e teoria slovena, ci considerano tali, tutti discendenti di quel antico insediamento di tribù slovene nella Val Resia. Grazie anche ad alcuni nostri conterranei che sfacciatamente hanno sposato questa assurda teoria.
Ma non è così perché io non ci sto ad essere considerato tale o conforme, perché nulla ci unisce, visto che tutto ci divide, dalla storia alla lingua,dagli usi e costumi alle tradizioni, rimangono solo le chiacchiere per rivendicare una realtà completamente diversa ed assurda. Noi non ci siamo appropriati di nessuna cultura esterna alla nostra, noi vogliamo conservare quella che abbiamo perché da quella cultura che noi conserviamo la nostra unicità e la nostra autenticità identitaria, discendenti di quel popolo antico che circa 1400 anni si insediò nella valle, che sicuramente e onestamente non era sloveno. Da una mia ricerca ho potuto riscontrare,finora, dei video-filmati, circa una cinquantina di episodi della nostra cultura calpestata, video che evidenziano esibizioni in pubblico di musica e canti modificati e strumentalizzati, spettacoli in strada con svariati strumenti e con presentazioni più o meno serie da rasentare il ridicolo. Per tutto questo, io dico, che sarebbe ora di finirla, in questo caso e per questi affronti, tutti i resiani, la Val Resia, la sua cultura e  tutto quello che ne deriva, chiedere e pretendere il dovuto rispetto.
Forse Aldo Madotto aveva torto nel citare quella data perché non è tra il 625-631 – Ha luogo il primo insediamento di tribù slovene nella valle.” - ma dal 1962 in poi, data ipotetica.
Infine vorrei riproporre un «nous reconnaissons»  esposto a suo tempo da Jean Clemente Tomaseċ e Anna Cesare
”Accusiamo!!!
Accusiamo: gli arbitrari che hanno celato ai cittadini di Resia le loro mire politiche ( creazione dell’unione dei circoli culturali sloveni)

Accusiamo: gli arbitrari che hanno volontariamente omesso di consultare la popolazione, il che avrebbe evitato gli attuali conflitti e l’impostazione delle leggi 482 e 38 che amalgamano la lingua resiana allo sloveno.

Accusiamo: gli arbitrari che deformano volontariamente gli studi sulla linguistica ( es. J. I. Baudouin de Courtenaj aveva citato la lingua resiana come slava e non slovena.

Accusiamo: gli arbitrari che non riconoscono ai Resiani partiti da Resia per vari motivi, il diritto di difendere le loro origini, la loro lingua, le loro usanze, la loro valle e soprattutto la loro italianità.

Accusiamo: gli arbitrari che, favorevoli alla slovenizzazione, dimenticano che sono cittadini italiani, disonorando anche gli antenati da cui discendiamo. Ricordatevi del 1 aprile 1946. Basta alla disonestà intellettuale.

N.B.: il termine “ accuso” è dello scrittore francese Emile ZOLA, di origine italiana che aveva denunciato le menzogne dello stato maggiore francese concernenti il capitano Dreyfus. La storia gli ha dato ragione!!!

Franco Tosoni

1 commento :

  1. bravissimo. complimenti per l'articolo ben fatto,ponderato,storico e veritiero,inoppugnabile

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