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Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

lunedì 9 maggio 2011

Segreti imbarazzanti custoditi dai servizi segreti sloveni

Vi sono documenti dei servizi segreti della Slovenia risalenti agli anni dell’ex Jugoslavia, che per legge non sarebbero più segreti. Eppure il governo di Lubiana ne ha impedito la pubblicazione. A occuparsene e a volerli consultare era stato Igor Omerza, storico e politico (già deputato al Parlamento e ministro), ma il veto è stato posto dal premier sloveno Borut Pahor. Il materiale in discussione riguarda gli anni tra il 1970 e il 1980. Si suppone – o forse è più che una supposizione – che essi possano svelare comportamenti compromettenti di personaggi pubblici sloveni ancor oggi sulla breccia. Ma anche far luce – è quel che si ritiene in Austria – su eventuali rapporti tra i servizi segreti di Belgrado ed esponenti della minoranza slovena presente in Carinzia.

L’Apa (Austria Presseagentur) se n’è occupata, rivolgendosi all’Archivio di Stato sloveno, custode dei documenti, e all’attuale servizio segreto sloveno Sova (subentrato all’Udba di Tito). Il veto alla pubblicazione degli atti è stato motivato con l’esigenza “di protezione degli sloveni all’estero” e con il timore che “i dossier possano offrire il pretesto a governi stranieri per esercitare pressioni sulla Slovenia”.


Di quali sloveni si tratti e di quali governi non è stato detto esplicitamente. Ma l’impressione che se ne ricava – e che è condivisa da Alfred Elste, storico austriaco che ha svolto ricerche sui rapporti austro-sloveni nel dopoguerra – è che esponenti sloveni della Carinzia (ma lo stesso potrebbe valere per quelli di Trieste e del Goriziano) abbiano un ruolo di primo piano. “Gli atti – fa rilevare Elste – risalgono al delicato periodo degli anni ‘70”. Fu lo stesso Elste, un anno fa, a scoprire a far luce sul cosiddetto “caso Hanin”. Vran Hanin era un artificiere carinziano deceduto nel 1997, sospettato di aver fatto saltare negli anni ’70 con cariche di esplosivo tralicci dell’alta tensione nella zona di Bleiburg, nella Carinzia meridionale.



Al 1972, inoltre, risale il cosiddetto “Ortstafelsturm”, cioè l’”assalto alla segnaletica stradale” bilingue introdotta allora per la prima volta nei comuni della Carinzia abitati da sloveni. La componente maggioritaria tedescofona insorse inferocita, abbattendo i cartelli con la toponomastica slovena. Fu una reazione spontanea? Fu sobillata da qualcuno? Quale atteggiamento assunse in quell’occasione il governo di Belgrado, “tutore” della minoranza slovena in base al Trattato di Stato austriaco del 1955, sottoscritto allora anche dalla Jugoslavia?



I documenti ora secretati dal premier Pahor avrebbero potuto far luce su questo capitolo ancora oscuro dei rapporti tra Austria e Slovenia, confermando o al contrario smentendo le accuse dal leader dell’opposizione Janez Jansa, che ha parlato esplicitamente di “atti di terrorismo commissionati dall’allora servizio segreto jugoslavo Udba nella parte slovena dell’Austria” (da intendersi come Carinzia meridionale).



È una pura coincidenza che proprio ieri, mentre da Lubiana rimbalzavano queste polemiche, a Klagenfurt si tenesse il primo di una serie di incontri politici volti a por fine, una volta per tutte, all’annosa questione della segnaletica bilingue, quella per cui nel 1972 era scoppiato l’”Ortstafelsturm”. La Costituzione austriaca (o Trattato di Stato) la prevede da 55 anni all’art. 7, ma finora è stata attuata soltanto in minima parte. Adesso i tempi sembrano maturi per risolvere il problema.



Promotori dell’incontro erano il governatore della Carinzia Gerhard Dörfler e il sottosegretario di Stato Josef Ostermayer. Il fatto che il primo sia dell’Fpk (il partito liberalnazionale carinziano) e il secondo socialdemocratico è un buon segno: sta a significare che vi è buona volontà da parte di due forze politiche che finora avevano espresso orientamenti divergenti sulla questione della minoranza slovena. Con Dörfler e Ostermayer ieri hanno partecipato ai lavori i rappresentanti delle tre organizzazioni slovene carinziane. Il fatto che una comunità nazionale numericamente così modesta (circa 12.000 persone) non riesca a trovare una rappresentanza unitaria, ma sia frantumata addirittura in tre organismi, la dice lunga sulla sua capacità di chiedere e ottenere il riconoscimento dei propri diritti, a cominciare dalla toponomastica bilingue.



Nella conferenza stampa seguita all’incontro di ieri tutti i partecipanti si sono detti soddisfatti e fiduciosi nel buon esito della discussione, che proseguirà nelle prossime settimane, con altri incontro riservati ai sindaci delle aree in cui si parla sloveno e ai rappresentanti dei partiti politici. Se son rose, come si suol dire, fioriranno.



Tratto dal sito

http://diblas-udine.blogautore.repubblica.it/2011/02/04/segreti-imbarazzanti-custoditi-dai-servizi-segreti-sloveni/

 

5 commenti :

  1. Sarebbe bello vedere cosa nascondono i servizi segreti degli altri stati,inoltre perchè la salvaguardia del resiano include quasi sempre l'attacco alla Slovenia e tutto ciò che è legato ad essa???...ah vero,la miglior difesa è l'attacco...

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  2. Ricordiamoci che anche Resia fu visitata spesso da agenti segreti "mascherati" da studiosi di etnografia, lingue, ecc. Questi fatti sono comprovati da chi in quegli anni svolgeva attività di Pubblica Sicurezza e nei Servizi Italiani. Resia stessa è in questo momento un "nodo" per l'amministrazione slovena perché, indirettamente grazie anche a questa pseudo-tutela delle lingue minoritarie, Lubjana può ricattare il governo italiano nei progetti europei (si parla sempre di milioni di euro, contratti decennali, ecc.) e considerarsi "padrona" anche di un pezzo di suolo italiano. Non è solo un problema linguistico, quello di Resia, ma anche di politica internazionale e di interessi che i nostri politici conoscono bene ma non vogliono rendere partecipi i cittadini. I politici sloveni di adesso sono la generazione figlia della mentalità degli anni '70 e '80, quando la Jugoslavia cercava affermazioni politiche importanti anche all'estero. Speriamo solo che i loro giovani (e anche qualcuno dei nostri) capiscano che questi giochi di cortile rischiamo di mettere a repentaglio la nostra lingua resiana e la nostra stessa cultura. Stiamo attenti!

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  3. Ha portato più morti e "desaparesidos"il comunismo in Slovenia nel dopoguerra (fuoco amico?)che tutti i presunti lagher di guerra fascisti, del friuli e dell'italia. Ora che come afferma lo scrivente n°4, il comunismo in Slovenia è stato accantonato(?) ed in Italia il fascismo è addirittura fuori legge,per risolvere la questione degli slavi della provincia di Udine, basterebbe applicare il concetto dell'autodeterminazione dei popoli che è bagaglio fondante della costituzione europea, cioè ponendo un quesito definitivo  e vincolante ai cittadini interessati : vi sentite cittadini italiani di provenienza e cultura slava? oppure cittadini sloveni in Italia? e da quel  risultato, promulgare una GIUSTA legge di tutela di quelle culture.

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  4. Chissà come faranno a sopravvivere culturalmente in Italia, gli albanesi, i gereci, gli occitani ecc. senza la paterna tutela degli sloveni in Italia? questi signori, solo a sentir nominare il Tricolore vengono colpiti da reazioni  allergiche tipo eruzioni cutanee e crampi ai visceri; (bisogna,
    per la loro salute), che si convincano che l'Italia, liberamente scelta da secoli dai NOSTRI avi, si è fissata in modo definitivo nel nostro DNA. Se la super tutela di cui godono i cittadini sloveni in Italia, fosse finalmente  e definitivamente rivolta anche e nella stessa portata alla nostra vera cultura, non correremmo il pericolo (reale con lo sloveno) di scomparire come etnìa....
    E' commovente sentire come alcuni si prendano a cuore i destini di Resia  e della slavia friulana in generale, legandone la sopravivenza, all'appartenenza alla nazione slovena...(?)   in quanto a "carenza di sincerità", non prendiamo lezioni da certi pulpiti....     Adàn

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  5. Non siamo i nostri avi,siamo semplicemente loro discendenti, loro non possono più scegliere per chi vive nel presente.Tutto cambia,nulla è definitivo.

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