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Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

giovedì 14 ottobre 2010

LA "SINDROME" RESIANA E' CONTAGIOSA

Ebbene anche nelle Valli del Natisone la "SINDROME RESIANA" attecchisce. Complimenti all'Amministrazione di Savogna che con tenacia ha preso posizione a favore della propia Cultura e delle propie tradizioni.


E i media "Sloveni" che scrivono? Leggiamo insieme :


A proposito di toponomastica bilingue
SAVOGNA, MEGLIO RIDICOLI CHE SLOVENI
Nelle Valli del Natisone esiste un’enclave, un nucleo del tutto originale che, anche per la lingua, non ha nulla da spartire con i comuni vicini. Ed è il comune di Savogna. Sembra essere questa la convinzione del sindaco Marisa Loszach e della sua maggioranza che nel realizzare la toponomastica bilingue hanno deciso di adottare per i nomi originali dei paesi una grafia particolare, che non è né italiana, né slovena, o meglio è quella italiana con alcuni correttivi e con un esito impronunciabile oltre che ridicolo e patetico insieme. È evidente che non è questione di schieramento politico perché altri comuni, politicamente affini, hanno adottato la grafia slovena. Non ha avuto dubbi nemmeno la provincia di Udine che, pur retta dal centro-destra ha adottato la grafia slovena per la cartellonistica collocata sul nostro territorio. Savogna contro tutti, dunque, da sola per la sua strada in una battaglia combattuta non si sa per chi e per dimostrare che cosa? Da sola perché non ha nemmeno l’avallo della Regione e sorda ad ogni invito alla ragionevolezza, proveniente dai suoi stessi cittadini e consiglieri d’opposizione, dopo aver buttato alle ortiche atti amministrativi, iniziative culturali ed editoriali, realizzate con fondi pubblici dalle amministrazioni precedenti, come se fosse iniziata una nuova era. Ricordiamo solo la carta Tabacco, realizzata dalla Comunità montana con l’apporto di tutti i comuni o la monumentale pubblicazione Valli del Natisone, realizzata dai sette comuni delle Valli del Natisone con fondi regionali e dove la grafia è ancora una volta slovena. Ma gli esempi sono infiniti e non ha senso continuare. Savogna ha già rinunciato a fondi per lo sviluppo (migliaia di euro) perché provenienti dalla legge di tutela della minoranza slovena. Ora, oltre a mettersi in ridicolo di fronte a tutta la regione, l’amministrazione comunale rischia anche di perdere il contributo per le tabelle bilingui e, se fa di testa sua, di doverle pagare di tasca sua. Davvero lungimiranti questi amministratori.


Tratto dal sito http://www.novimatajur.it/main.php?page_id=articolo&id=1269


 


La giunta comunale approva la “cartellonistica bilingue locale”
CEPLESISĆA E JERONIŠCE, NELLE TABELLE SAVOGNA HA UNA GRAFIA TUTTA SUA
Con un'apposita delibera la giunta comunale di Savogna ha approvato, lo scorso 22 settembre, la realizzazione della “cartellonistica bilingue locale” come si legge nel verbale dell'atto. Vista l'imminente scadenza (15 ottobre 2010) dell'ultima proroga concessale, l'amministrazione dichiarava così di adempiere ad un obbligo per cui già nel 2005 le erano stati concessi i contributi derivanti dalla legge 482/1999 sulla “tutela delle minoranze linguistiche storiche”. Nell'allegato al verbale della delibera in cui compare l'elenco dei nomi che sarebbero stati apposti sui nuovi cartelli, però, c'è qualcosa di strano: la grafia usata per il nome dialettale dei paesi non è quella slovena già usata, correttamente, in tutti gli altri comuni delle Valli del Natisone che hanno realizzato le tabelle bilingui. Chi non avesse conosciuto già prima i nomi in dialetto dei paesi del comune di Savogna si sarebbe, quindi, trovato davanti a scritte di dubbia interpretazione: come si sarebbe dovuto pronunciare Ghoreńie Pećnìe (in italiano Pechinie Superiore)? Dove cade l'accento tonico di Ghábrúza (Gabrovizza) sulla a o sulla u? Che fare di fronte a Ceplesisća  (Cepletischis) o Jeronišce (Ieronizza)? Avremmo voluto chiedere al sindaco Marisa Loszach il motivo di queste scelte o la fonte di questa peculiare grafia ma, contattata al telefono, non ha voluto rilasciare interviste sull'argomento chiarendo, al contempo, che con questa delibera “si voleva rispettare, oltre che la legge, anche l'opinione e la sensibilità di tutta la popolazione senza suscitare polemiche”. Una breve ricerca bibliografica, comunque, ci ha chiarito da dove, con tutta probabilità, sia stato tratto l'alfabeto usato per queste scritte. In un libro di Egidio Scaunich (edito dal comitato Pro Clastra nel 2003) alle pagine 62 e 63 troviamo gli stessi fonemi, con tanto di spiegazione della pronuncia, usati dall'amministrazione nella delibera. Il titolo dell'opera è eloquente: ‘Lingua Natisoniana – Grammatica – parte prima – Fonologia’. Ancora la stessa, ormai vecchia, diatriba sulla (presunta) esistenza di una ‘Lingua Natisoniana’ priva di legami con lo sloveno. Dispiace dover affrontare ancora questa polemica di cui è zeppa tutta la stampa locale, dispiace dover ricordare come tutti gli studi compiuti da linguisti e slavisti riconosciuti a livello accademico (come F. Ramovš, T. Logar o A. M. Raffo ma non come Scaunich definito nell'opera stessa un semplice appassionato) inseriscano, senza esitazioni, il ‘nediško’ nel complesso sistema dialettale sloveno. Dispiace ancor di più perché nello stesso verbale della delibera leggiamo che “l'amministrazione pur recependo il malumore ed i giudizi discordanti sulla realizzazione dell'iniziativa vuole dare un segno di apertura al dialogo ed al rispetto della cultura locale” mentre, probabilmente, le tabelle così come si voleva realizzarle avrebbero sortito l'effetto contrario. Si sarà notato l'uso del condizionale. Pare, infatti, che per l'interpretazione che fa la Regione, sulle tabelle si possa usare sì la variante dialettale slovena del luogo ma la grafia non possa essere diversa da quella slovena, pena la revoca del finanziamento. La legge infatti già all'articolo 2, fra quelle tutelate, cita lingua e cultura slovena (e non natisoniana o po-nassin). Attendiamo dunque i prossimi passi dell'amministrazione comunale di Savogna che dovrebbe, a breve, procedere con le modifiche del caso. Antonio Banchig


Tratto dal sito http://www.novimatajur.it/main.php?page_id=articolo&id=1270

4 commenti :


  1. anche stavolta una donna ha saputo dimostrare di avere gli attributi giusti per non farsi intimorire dalle armate(circoli e stampa ) filo slovene.
    brava marisa!(sindaco di savogna),hai interpretato alla lettera il sentimento dei tuoi elettori che si sentivano oppressi dai tentativi di snaturalizzazione della propria millenaria cultura. anche e non solo per questo sei stata eletta. ora la stampa filoslovena, toccata nell'amor proprio, sta facendo goffi tentativi di ridicolizzarti  sull'uso di un alfabeto che a loro va di traverso, dimenticando che per più di mille anni, le nostre parlate"slave"non hanno avuto bisogno di alcun alfabeto per sopravvivere( non sarà certo lo sloveno a salvarci dal declino anzi sarà il contrario).il maestro Egidio Scaunich sentendo la necessità (i tempi erano maturi)di rendere trasmissibile ai posteri i nostri idiomi e le nostre tradizioni usando una grammatica intelleggibile agli abitanti della slavia della provincia di udine, ha pensato di usare l'alfabeto italiano a noi più congegnale.quei signori dimenticano che anche la lingua slovena è stata costruita nello stesso modo dagli intellettuali loro(e non tanto tempo fa)usando grammatica e caratteri che piacevano a quelle genti:non credo che prima dello sloveno usassero la scrittura per esprimersi nei loro dialetti.ora spero che anche gli altri sindaci (che la pensano come il sindaco di savogna) trovino il coraggio di seguirne l'esempio; sarebbero molto apprezzati dai loro amministrati...spero che il vostro esempio si espanda a macchia d'olio nelle nostre terre.

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  2. BRAVI!!!!!
    Andate avanti così.

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  3. Portare avanti le proprie tradizioni non vuol per forza dire portare avanti anche vecchie paure.
    La cortina di ferro è caduta.
    Benvenuti nel 2010!

    Spero abbiate tanta forza anche nel conservare coi vostri figli le lingue locali che sostenete di difendere.
    Ognuno ha un suo modo di giungere a questo obiettivo e non è demonizzando l'altro o dandogli del filoslavo o del titino che si concluderà qualcosa.

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