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Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

lunedì 27 dicembre 2010

Resia: Attività scomparse

Ho letto che il sindaco di Resia Chinese è stato ascoltato dal Comitato paritetico istituzionale per i problemi della minoranza slovena in Friuli (Messaggero Veneto cronaca di Tarvisio, 1 dicembre). Ha ripetuto che loro sono resiani per cui avevano deliberato a favore dell’uscita di Resia dai comuni compresi nella legge 38 del 2001, quella relativa alla tutela delle minoranze slovene. Ancora una volta si sono dovute sottolineare l’unicità della lingua resiana, diversa dallo sloveno, e la realtà storica che distingue la Val Resia unitamente alle Valli del Natisone e a quelle del Torre che fanno parte della Slavia friulana. Non è assurdo? A proposito della Valle del Torre, c’è una recente ricerca dell’ingegner Paolo Pellarini di San Daniele, noto anche per i suoi recenti studi sull’emigrazione friulana e sugli imprenditori friulani che hanno lavorato all’estero, che va segnalata. Il Pellarini si richiama al Cipra (ente di protezione delle Alpi), secondo il quale in Friuli non sarebbero state attuate le giuste iniziative per un futuro sviluppo proprio delle Valli sopraccitate con la conseguenza di un’emigrazione anomala della popolazione. Il Pellarini parla di Lusevera e cita un suo libretto dal titolo “Dodici racconti di confine” nel quale ne narra le vicende. Tra l’altro racconta che in giro per il Friuli c’è la scritta “Formaggio di Pradielis” mentre a Pradielis non c’è più una mucca: quindi niente latte, niente formaggio. A parte ogni facile ironia, la Regione invece dice di aver avviato una promozione per il recupero della produzione casearia in montagna, ma di essa nella Valle del Torre non c’è traccia. Qualche cosa non torna allora. Secondo il Pellarini c’è invece un crollo delle colture tradizionali. Noi le stesse colture, che erano il fiore all’occhiello dell’economia del posto, le importiamo dall’estero e questi prodotti, oggi, giungono nei supermercati dal Trentino, dall’Alto Adige e dal Piemonte. Ma altrettanto si deve dire dei prodotti dell’artigianato e che doveva essere avviato uno stabilimento d’acqua minerale definita rara e molto richiesta da prelevare dalle sorgenti del Torre. Doveva, poi, essere approfondita almeno la potenzialità che poteva essere fornita dall’energia idraulica. Minima è diventata la produzione di legno pregiato. Nel suo “Le Alpi Giulie e la Slavia friulana” ne parla appunto l’ingegner Pellarini. Si legge che nell’Alta Val Torre scendevano fieno, carbone di legna, burro, latticini, legname, castagne, castrati. Oggi questa economia alpina è crollata. Se seguita, avrebbe permesso alla Slavia friulana di fregiarsi del titolo di “piccola Svizzera’. Qualcuno invece si è perduto dietro lo slogan che è “la Slovenia italiana”. Sono stati trascurati l’agricoltura di montagna, l’allevamento caprino, quello delle trote, il turismo locale, la pesca sportiva, la vendita dei prodotti locali. È stato abbandonato un parco non più ripopolato faunisticamente con stambecchi, caprioli, camosci e altri animali. È ora che la Regione dia l’avvio a questo programma.
Nello San Gallo
Udine

Tratto dal Messaggero Veneto del 22 dicembre 2010

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