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lunedì 1 ottobre 2012

L’ITALIA DEGLI IDIOMI “NEGATI” NELLA GIORNATA EUROPEA DELLE LINGUE

Il 26 settembre è stata l’11° Giornata Europea delle Lingue, istituita nel 2001 dal Consiglio d’Europa, con il patrocinio dell’Unione Europea, con lo scopo di celebrare la diversità linguistica, il plurilinguismo, e di promuovere l’apprendimento delle lingue lungo tutto l’arco della vita. La giornata sarà celebrata con vari eventi in tutti i paesi dell’Unione Europea ma sarà a Cipro l’evento più importante: una conferenza sul multilinguismo in Europa con la presenza dei rappresentanti istituzionali dei vari paesi europei e di moltissimi accademici ed esperti sulla tematica. E in Italia?
L’Italia ha tutto un rapporto particolare con il multilinguismo. Il paese dei mille campanili è anche terra di diversi idiomi ma questi sono quasi tutti “negati”, cioè non godono praticamente di alcuna tutela, nonostante gli obblighi del Trattato Europeo “European Charter for Regional or Minority Languages”, firmato dall’Italia nel 2000 ma ancora da essa non ratificato; in effetti, il 9 marzo di quest’anno il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto di ratifica – che sa un po’ di presa in giro perché non è altro se non la vecchia legge del 1999 che tutela solo le lingue di 9 minoranze straniere più il Sardo, il Friulano ed il Ladino; a queste 12 lingue sono state aggiunte le lingue dei Rom e dei Sinti – ma il Parlamento non lo ha ancora votato.


In una Italia i cui abitanti sono stati storicamente sempre almeno bilingue ma in cui si attuano, in maniera molto rigida, politiche monolinguistiche, questa giornata rischia di passare inosservata. Sarà realizzato un unico evento circoscritto alla città di Roma: una giornata di studio sul tema della “Traduzione audiovisiva”, articolata in tre sessioni che coinvolgeranno le seguenti location: la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, la Casa delle Traduzioni e l’Institut français – Centre Saint-Louis.
L’apprendimento di più lingue straniere è promosso tra gli studenti dei paesi membri dell’Unione Europea anche tramite il programma Erasmus che è stato recentemente potenziato con un incremento di fondi tanto da far prevedere che nel periodo 2014-2020 gli studenti fruitori saranno circa 5 milioni, il doppio rispetto al precedente periodo 2007-2013.
Accanto alla promozione dell’apprendimento di più lingue straniere, l’Unione Europea, con il Trattato che si menzionava precedentemente, vuole favorire anche un bilinguismo “interno”, attraverso l’insegnamento e l’uso nella vita pubblica e nei mezzi di informazione delle lingue regionali. Ed è particolarmente in questo campo che l’Italia si trova anni luce indietro rispetto ad altre realtà europee. Addirittura, nonostante la chiara definizione che dà di esse la Carta Europea, l’Italia non riconosce e non tutela come tali, numerosissime lingue regionali, anche di una certa importanza e diffusione, come il Siciliano, il Piemontese, il Veneto, ecc. ecc.
Eppure tutti gli studi scientifici dimostrano che i bambini bilingue hanno diversi vantaggi – soprattutto di tipo cognitivo – rispetto ai loro coetanei monolingue; tra questi vantaggi anche quello di avere maggiore capacità e facilità nell’apprendimento delle lingue straniere. Pertanto, precludere, come si fa generalmente in Italia, la possibilità di un bilinguismo “interno” significa anche mettere i propri cittadini in una condizione svantaggiata per l’apprendimento di lingue straniere.

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