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IL SITO DEDICATO A TUTTO IL POPOLO RESIANO CHE TENACEMENTE CONTINUA A DIFENDERE LINGUA,CULTURA E TRADIZIONE


Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

mercoledì 3 novembre 2010

RESIA: Una specificità linguistica

Sembra assurdo, ma il solito “Catone”, informatissimo, torna a parlare della Val Resia e della collocazione del “resiano” tra le lingue slave non autoctone, ma derivanti dallo sloveno. In Friuli da secoli, invece, c’è la Slavia friulana della quale fa parte la Val Resia. Il “resiano” e la sua identità linguistica sono da sempre anzi un motivo di importante riflessione linguistica da parte dei glottologi che ha portato alla necessità di una tutela del tipo linguistico per la sua particolarità. La lingua, si sa, si identifica con il paese nel quale ha avuto la sua origine, come è per il francese parlato nell’Ile de France, o il tedesco parlato a Timau, a Sauris e in Valcanale. Il “resiano” allo stesso modo è la manifestazione concreta e tangibile della specificità linguistica e idiomatica di tutto un popolo. Non c’è un’altra soluzione. L’esistenza di legami storici e tradizionali ne è concretamente la testimonianza e non ammette alcun interrogativo. Risulta, la lingua parlata, un ramo positivo con la terra d’origine, quella dei loro avi. Nessuno nega il contatto con la Slovenia, ma questo non è un legame che giustifica il mantenimento dello sloveno nell’area resiana. Riflettiamo: il “resiano”, obiettivamente, è una connessione genealogica proiettata in una storia come succede anche per lo sloveno. Invece la testualità delle leggi nate in proposito per la tutela non aiutano granché e hanno anche aumentato la confusione. Da più parti, infatti, è stata chiesta la modifica della 482/99. Anche dall’Unesco è arrivata una nota positiva che invita alla tutela del “resiano”. È stata inclusa, anzi, nell’Atlas des Langues dell’Unesco, dove si precisa a proposito del “resiano” che il «Resiano, lingua in pericolo di estinzione, è da tutelare». Nel 2008 anche il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, in concomitanza con l’opinione dell’Unesco, che ha sancito che la comunità resiana «non parla un dialetto, ma una lingua», ha approvato un ordine del giorno che impegna la giunta a sostenere presso il governo e il Parlamento la valorizzazione e l’identità culturale delle espressioni linguistiche della Val Resia, delle Valli del Torre e del Natisone. Per brevità non possiamo dilungarci su queste iniziative, che comunque possono essere consultate da chi è interessato. Le comunità linguistiche di origine slava presenti nelle Valli del Natisone, del Torre e di Resia, in provincia di Udine, sono, comunque, va precisato, diverse da quelle della minoranza nazionale slovena di Trieste e non vanno confuse con essa. Nella Slavia friulana, nella pubblica amministrativa non è stato usato lo sloveno, mentre oggi si subisce l’assunzione di interpreti di sloveno e traduttori di lingua slovena in contraddizione con le necessità e la volontà dei locali. La possibilità di una relazione con la minoranza slovena, parlante lo sloveno, in un amichevole rapporto con lo Stato nazionale confinante, non deve assolutamente portare all’eliminazione di una lingua storica parlata da oltre mille anni in Val Resia dove essa si è formata storicamente ed è stata parlata per secoli. La Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, consapevole di questa realtà, deve esserne garante e prevedere, anzi, l’insegnamento della variante resiana nel mondo della scuola.
Nello San Gallo     Udine

Tratto dal Messaggero Veneto del 2 novembre 2010

2 commenti :

  1. Gli studi confermano ciò che già immaginavamo.L'isolamento mantiene delle caratteristiche che nelle zone più esposte,soggette a  emigrazione/immigrazione non avviene.Parlando una lingua slava è ovvio che almeno buona parte degli attuali resiani provengano da qualche popolazione slava,dato che la lingua non cade dal cielo da un giorno all'altro,quindi possiamo giungere alla conclusione che i resiani,sì,sono unici e lontani dai loro parenti più prossimi,ma solo perché a causa dell'estremo isolamento hanno potuto mantenere quelle famose caratteristiche che gli sloveni(e non solo) hanno probabilmente perso,causa influenze delle popolazioni confinanti come spesso accade nel mondo.Detto questo torniamo al discorso riguardante la comprensibilità tra resiano e sloveno.Lo sloveno standard nasce da una regione centrale dell'attuale Slovenia.I vari dialetti sloveni,però si differenziano molto tra di loro a causa del subrato arcaico a volte non slavo e dalla immigrazione di slavi provenienti da vari luoghi e tribù(vedi le somiglianze tra resiano e zegliano).Questa situazione può essere paragonata alla lingua italiana e ai suoi dialetti.A questo punto spiego il concetto tra  la situazione resiana e una ipotetica situazione friulana dove quest'ultimi non avrebbero avuto la possibilità di venire in contatto con l'italiano(il friulano è comunque una lingua latina).Che GRADO di comprensione ci sarebbe stata tra queste due lingue?A mio parere molto basso,come accade oggi tra lo sleveno e il resiano ovviamente.Questo non toglie il diritto e il dovere dei resiani di mantenere e sviluppare(qualcuno dimentica il termine,visto che tutte le lingue si evolvono nel tempo)il loro favoloso idioma.Che venga assimilato dallo sloveno standard è molto improbabile vista la natura della vallata e degli abitanti(ricordiamo che i dialetti sloveni in Italia mantengono tutt'oggi le arcaiche caratteristiche), pericolosa è l'influenza non slava,che a causa della grande differenza con il resiano erode prima i termini,poi fino a intaccare la grammatica(l'anima della parlata).L'italianità non viene assolutamente messa in dubbio e tantomeno l'appartenenza al territorio nazionale,sia ben chiaro,per questo è stata creata questa legge,in nome della convivenza e della salvaguardia delle varie diversità del nostro Bel paese.Chi dalla pianura(spesso)e non solo attacca questa legge costruttiva è probabilmente ancora influenzato da antichi timori e tensioni politiche inculcate qualche decennio fa...Invito tutti quanti a unirsi cordialmente senza pregiudizi nel nome della convivenza e del  rispetto della nuova Europa per salvare questa perla delle Alpi Giulie.

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  2. Mi scuso,per la dimenticanza,Stefano Cordiali Saluti.

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