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Il Popolo Resiano, lotta contro l'imposizione all'appartenenza alla Minoranza Nazionale Slovena

sabato 25 settembre 2010

LEGGI: La volontà dei cittadini

«Il popolo è l’unico sovrano del nostro Stato democratico». È l’affermazione che Francesco Cossiga aveva scritto nella lettera indirizzata, qualche tempo prima di morire, al presidente del Senato Renato Schifani. Ma questa affermazione, così importante, che fa riferimento alla Costituzione, è normalmente applicata? Non mi riferisco alle diatribe politiche, bensì a certe leggi che sono state approvate senza tener in alcun conto la volontà dei cittadini. Faccio riferimento, a esempio, alla legge 38/2001, che ha già iniziato a essere applicata nei comuni delle Valli del Natisone, del Torre, a Resia e persino a Cividale. Com’è possibile applicare una legge che prevede l’introduzione del bilinguismo italiano–sloveno senza sapere se i cittadini lo vogliono e senza verificare quanti sono gli sloveni presenti in un comune? Chi ha voluto questa legge e perché? La legge è stata proposta, a suo tempo, ad arte, in modo tale che in qualsiasi comune della provincia di Udine (anche Lignano Sabbiadoro) sia possibile su richiesta di un terzo dei consiglieri comunali, indipendentemente dal fatto che gli sloveni siano «tradizionalmente presenti» (così richiede la legge!), oppure no, applicare il bilinguismo italiano-sloveno. E l’attuale Comitato paritetico, che deve decidere su tale richiesta, immediatamente approverà l’introduzione del bilinguismo. Ma perché è stata formulata e approvata una legge tanto ingiusta? Non sarebbe stato più democratico agire come in Alto Adige dove è stato fatto un censimento per stabilire in quale proporzione fossero presenti i vari gruppi (italiani, ladini e tedeschi)? Qui non si può fare e si grida alla discriminazione! Tutto nasce da questioni politiche e di denaro. Politiche, perché come hanno affermato importanti politici locali e nazionali non si «può irritare la Slovenia» che, a ogni costo, vuole una minoranza nazionale slovena riconosciuta anche nella provincia di Udine. La legge è stata approvata nel 2001 come ultima legge del governo Prodi, non rispettando la sovranità del popolo, come previsto dalla Costituzione e dalle norme internazionali, pur essendo queste citate nella legge stessa. E ci rendiamo conto che è una questione politica leggendo quello che sta succedendo in questi giorni a Resia, dove l’attuale amministrazione comunale, di colore diverso da quella precedente che aveva richiesto il bilinguismo, si sta muovendo, nel rispetto della volontà popolare, in maniera decisa e clamorosa per uscire dalla famigerata “tabella” dei Comuni in cui è stata riconosciuta la “tradizionale presenza” della minoranza nazionale slovena. E i nuovi amministratori comunali di Cividale, sindaco in testa, quando cominceranno a muoversi? Di denaro, sì di denaro, perché fiumi di denaro si riversano su tale minoranza non quantificata, sulle sue associazioni (sono oltre cinque milioni di euro l’anno!), sulle sue scuole (abbiamo assistito alla movimentazione di politici, addirittura sloveni, per la scuola bilingue di San Pietro al Natisone), mentre della situazione di quelle italiane non ci si preoccupa. E così troviamo, in particolare, Cividale del Friuli (nota bene del Friuli, non della Slovenia o degli Slavi o degli Sloveni!), che ha dato il nome a tutto il Friuli, nell’elenco dei Comuni in cui tale legge verrà applicata, a scapito del friulano. E questo senza che a Cividale, nella sua bimillenaria storia, ci sia mai stata una qualche testimonianza della presenza di sloveni nell’arte, negli scritti, nelle tradizioni, nel folclore! Per Cividale, gli otto consiglieri comunali presentatori hanno motivato la richiesta con: l’ospedale transfrontaliero (stiamo ancora aspettando almeno un segnale di tale iniziativa!), il Mittelfest (ma non c’è mica solo la Slovenia fra gli Stati presenti!) e l’entrata della Slovenia in Europa (ma perché, quando la Romania è entrata in Europa, non è stata proposta una legge per introdurre il bilinguismo romeno-italiano a Cividale, dal momento che la comunità romena è la più numerosa?). Basta indire un censimento per quantificare la presenza di sloveni e potremmo sicuramente risparmiare un bel po’ di denaro, in quanto verrebbe elargito secondo la reale presenza di sloveni e non a favore di una minoranza non quantificata (sembra che sia molto modesta in provincia di Udine, almeno dai dati delle ultime elezioni regionali), che non vuole farsi contare, adducendo motivazioni risibili che non sono state sollevate né in Slovenia e Croazia, per gli italiani contati senza alcun problema, né in Austria per gli sloveni, né tanto meno in Alto Adige!


Piera Specogna Cividale del Friuli


Tratto dal Messaggero Veneto del 14 settembre 2010

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